Andrew Howe e la sua rivalità con Bolt: un passato di gloria e polemiche

Atletica: Andrew Howe e Usain Bolt, un duello di record e polemiche. Daniele Inzoli e Kelly Doualla eguagliano i primati del velocista italiano

Andrew Howe, il velocista italiano che nel 2004 conquistò due medaglie d’oro ai Mondiali U20 a Grosseto, ha visto il suo nome tornare al centro dell’attenzione grazie a Daniele Inzoli e Kelly Doualla, che hanno eguagliato i suoi record. La carriera di Howe, però, è stata segnata da un’altra figura di spicco: Usain Bolt, il tre volte campione olimpico che lo attaccò duramente a parole. La rivalità tra i due atleti, nata durante i Mondiali di Osaka, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’atletica.

Un duello di record e polemiche

Andrew Howe, allora 19enne, si impose ai Mondiali U20 con un’impresa straordinaria: due medaglie d’oro, uno nel salto in lungo (8.11 metri) e uno nei 200 metri (20.28 secondi, allora record dei campionati). La sua prestazione fu così eccezionale da suscitare l’attenzione anche di Usain Bolt, all’epoca il più grande talento della storia del velocismo. La tensione tra i due atleti, però, non fu solo sportiva: Bolt, in una sua celebre biografia, lo attaccò duramente, definendolo un “chiacchierone” e preannunciando la sua vittoria senza sforzo.

Usain Bolt, in una pagina della sua biografia, scrisse: “Howe aveva vinto con 20.28, era il suo record personale e per il resto della carriera non avrebbe corso più veloce di così, ma io li avrei fatti anche dormendo.”

La rivalità che non finì mai

La rivalità tra Howe e Bolt non si limitò ai Mondiali di Osaka, dove il giamaicano vinse con un tempo di 20.61 secondi, ma si protrasse per anni. Bolt, che aveva già conquistato il titolo mondiale juniores a soli 15 anni, non si preoccupò di affrontare Howe in Italia, ma il loro rapporto rimase teso. La polemica fu alimentata da dichiarazioni di Howe, che aveva promesso di battere Bolt sul terreno di casa, un commento che il velocista giamaicano non prese affatto bene. La scena del successo di Howe a Grosseto rimane un ricordo indelebile per molti. Il campione si esaltò come un pazzo, strappandosi la canotta e battendosi il petto, mentre la sua madre si godeva la vittoria sugli spalti. Bolt, però, non si lasciò impressionare: “Era come se avesse detto a Howe… datti una calmata, il migliore sono io.”

Un’eredità che vive nei nuovi talenti

Oggi, il nome di Andrew Howe è tornato al centro dell’attenzione grazie a Daniele Inzoli e Kelly Doualla, che hanno eguagliato i suoi record. Inzoli, 22 anni dopo la vittoria di Howe, ha conquistato la medaglia d’oro nel salto in lungo ai Mondiali U20, riportando il titolo iridato juniores in Italia dopo 22 anni. Doualla, invece, ha eguagliato il primato di Howe nella 4×100 mista, diventando la seconda italiana di sempre a vincere due medaglie nella stessa edizione.

La scuola di Fabrizio Donato, allenatore che ha formato sia Inzoli che Doualla, è diventata un riferimento per la crescita dei talenti italiani. La sua capacità di gestire atleti di alto livello ha portato a risultati straordinari, come la vittoria di Inzoli, che ha superato la barriera degli otto metri per la prima volta in carriera. La carriera di Andrew Howe, sebbene segnata da polemiche e rivalità, resta un simbolo di eccellenza. I suoi record, oggi eguaglia da nuovi talenti, testimoniano l’impatto che può avere un atleta su una generazione intera.

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