Il 7 novembre 1984, durante un match di UEFA tra Real Madrid e Rijeka, un episodio drammatico ha segnato la carriera di Damir Desnica, ex calciatore croato sordomuto. Espulso per “insultare” l’arbitro, Desnica ha raccontato l’esperienza in un’intervista al quotidiano belga La DH Sport + Dernière Heure. L’episodio, avvenuto al Santiago Bernabéu, ha suscitato dibattiti e riflessioni su come la discapacità possa influire su una situazione di gioco. Desnica, 69 anni, ha spiegato che non aveva sentito il silbato dell’arbitro e ha continuato a giocare, finché non ha visto il gioco fermarsi e ha lanciato il pallone fuori campo per frustrazione. L’arbitro, Roger Schoeters, ha mostrato due cartellini gialli, uno per non aver sentito il segnale e l’altro per “protestare e insultare”, un’accusa che Desnica ha definito ingiusta.
Desnica, completamente sordo da bambino, ha sviluppato una carriera eccezionale come attaccante veloce. Ha giocato principalmente per il Rijeka, con cui ha vinto due Coppe di Jugoslavia, e ha rappresentato l’Ungheria in una sola partita internazionale. La sua sordera, però, ha portato con sé molte sfide. Ha spiegato che la sua condizione ha agudito altri sensi, permettendogli di anticipare le mosse degli avversari osservando le loro reazioni. La mia mancanza di udito ha migliorato la mia capacità di osservare e reagire. Tuttavia, ha anche raccontato di aver dovuto trovare modi per comunicare con i compagni di squadra, soprattutto quando ha giocato in Belgio, dove non conosceva la lingua.
Desnica ha ricordato che, in casa, una lampadina si accendeva ogni volta che qualcuno suonava il campanello, un modo per sentirsi connesso con gli altri. Ha anche raccontato di aver usato le mani e i piedi per comunicare durante le partite, emettendo un suono particolare per chiedere il pallone. Non posso parlare, ma ho sempre provato a comunicare in modo diverso. Dopo la carriera da calciatore, Desnica è diventato allenatore e poi ha lavorato come responsabile di un campo da calcio in Croazia, fino alla pensione. Oggi, però, lamenta che ancora oggi ci sono persone che non comprendono la sua discapacità. “Non posso sentire, ma non è colpa mia”, ha detto, sottolineando l’importanza di una maggiore sensibilità.
Desnica ha anche raccontato di aver dovuto affrontare situazioni singolari a causa della sua sordera. Ha spiegato che, quando uscivano a ballare, si metteva la mano contro la parete per sentire le vibrazioni dei bassi della musica. Inoltre, ha ricordato che gli arbitri non avevano mai considerato il suo problema auditivo. “Me gritaban para que los oyera”, ha detto, riferendosi al modo in cui gli altri lo chiamavano per fargli sentire le istruzioni. “Ma sono sordo al 100%, quindi non serve a nulla urlare”, ha aggiunto. Anche oggi, pur essendo stato un calciatore professionista, ha sottolineato che non tutti comprendono la sua condizione.
Il ricordo di quell’episodio al Bernabéu rimane un momento significativo nella sua vita. Non solo per l’espulsione, ma per la sua capacità di affrontare le sfide con determinazione. “Non ho mai smesso di credere in me stesso”, ha concluso Desnica, un messaggio di speranza per chiunque si trovi a dover affrontare ostacoli simili. La sua storia, raccontata con semplicità e forza, è un esempio di come la diversità possa essere una fonte di ispirazione e resilienza.
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