Il tennis si trova a dover affrontare un problema crescente: un aumento di malori legati al caldo, al calendario e alla preparazione degli atleti. A Parigi, a New York e in Australia, giocatori di alto livello hanno accusato sintomi simili a colpi di calore, vertigini e crampi, spesso in condizioni di estremo stress termico. Il tema non è nuovo, ma la frequenza e l’intensità sembrano aumentare, sollevando domande su come il sistema sportivo possa adattarsi a un clima in evoluzione.
Il caldo non è più un problema marginale nel tennis. A partire dal 2026, l’ATP ha introdotto una nuova politica basata sull’indice WBGT, che combina temperatura, umidità e radiazione solare. A 30,1 °C, i giocatori devono interrompere il gioco per una pausa di raffreddamento; sopra i 32,2 °C, la partita viene sospesa. Questo è un passo avanti rispetto a un sistema in cui le decisioni dipendevano in gran parte dalle valutazioni sul posto. Tuttavia, il numero non è sempre sufficiente a garantire la protezione giusta in ogni contesto. La soglia del WBGT non è sempre rappresentativa del rischio reale. I quattro ambienti climatici dei grandi tornei – Parigi, New York, Melbourne e Sydney – presentano condizioni diverse, e il WBGT non è sempre in grado di riflettere il rischio reale. A Melbourne, ad esempio, si possono registrare temperature estreme senza che l’indice superi la soglia di sospensione. Questo suggerisce che il sistema attuale non è sufficientemente flessibile per adattarsi a una realtà in cambiamento.
La domanda che si pone il tennis non è solo se il caldo sia un problema, ma se il sistema sia ancora adeguato a gestirlo. Il problema non è solo il caldo, ma anche il calendario. I giocatori affrontano partite consecutive in condizioni estreme, con poco tempo per riprendersi. Lorenzo Musetti, dopo un malessere durante gli US Open, ha parlato di una situazione simile a quella vissuta da Jannik Sinner a Parigi. Il contrasto termico tra l’esterno e gli ambienti interni del torneo, dove le aree di allenamento e recupero erano mantenute a temperature basse, ha contribuito a un senso di sconforto e spossamento.
Il sistema deve evolversi, non solo delegare la responsabilità all’atleta. Il tennis ha reagito con misure come l’uso di ghiaccio, acqua fredda e ventilatori, ma queste soluzioni non risolvono il problema strutturale. L’atleta deve diventare sempre più bravo a gestire il caldo, ma non è detto che il sistema debba delegare sempre di più la responsabilità al corpo dell’atleta. Se il clima cambia, non è detto che debba cambiare soltanto il corpo dell’atleta.
Il tennis deve chiedersi: cosa succede quando il caldo non è più un’eccezione, ma una variabile strutturale? E come può adattare il calendario, le infrastrutture e le regole per garantire la salute degli atleti? La questione non è solo tecnica, ma anche etica. Il tennis non può continuare a comportarsi come se il problema fosse solo la preparazione atletica. Il sistema deve evolvere, e questo richiede una revisione non solo delle regole, ma anche delle priorità. Il caldo, i malori e il calendario sono segnali che il tennis deve ascoltare, e non trasformare in episodi isolati. Il tempo di agire è sempre più breve, e il rischio di non adattarsi potrebbe diventare un problema non solo per gli atleti, ma per l’intero sport.
Il problema non è solo il caldo, ma anche il calendario. I giocatori affrontano partite consecutive in condizioni estreme, con poco tempo per riprendersi. Lorenzo Musetti, dopo un malessere durante gli US Open, ha parlato di una situazione simile a quella vissuta da Jannik Sinner a Parigi. Il contrasto termico tra l’esterno e gli ambienti interni del torneo, dove le aree di allenamento e recupero erano mantenute a temperature basse, ha contribuito a un senso di sconforto e spossamento.
Roy Revivo si trasferisce all'Elche, pronto a debuttare in LaLiga. Il laterale israeliano firma fino…
Allegri valuta la sfida scudetto contro l'Inter, dopo la sconfitta contro il Como.
Vittoria Blasigh commenta la sua esperienza ai Mondiali 2026, sottolineando l’importanza del gruppo e le…
Flavio Cobolli realizza un tweener pallonetto simile a Federer a Wimbledon durante gli US Open…
La Masia del Barça forma talenti, ma anche molti giocatori lasciano la squadra.
Kimi Antonelli presenta un casco ispirato a Valentino Rossi per il GP Italia 2026