Gabriele Gravina, foto: zimbio.com
Calcio

La rivoluzione del calcio italiano in sei punti, Gravina: "Se dovessimo riuscirci chi ne trarrebbe beneficio?"

Il presidente federale è intervenuto in un'intervista alla Gazzetta dello Sport dove si è soffermato sulla rivoluzione del calcio italiano attraverso sei punti

Ludovica Carlucci
27.06.2022 10:54

Il presidente federale, Gabriele Gravina, è intervenuto in un'intervista alla Gazzetta dello Sport dove si è soffermato sulla rivoluzione del calcio italiano attraverso sei punti: "1) La riorganizzazione del settore giovanile a livello nazionale con un organismo tecnico che abbia al proprio interno come consulenti anche 4-5 direttori sportivi legati alle società di A per avere un confronto continuo con chi è in prima linea. 2) Un coordinamento nazionale per potenziare le accademie indotte. Rafforzeremo Coverciano, punteremo sulla gestione di altri Centri esistenti e investiremo ancora di più nello scouting per arrivare a una attività di rating dei settori giovanili legata alla formazione e alle infrastrutture. 3) Entro luglio presenteremo il progetto sulle scuole con il MIUR. 4) Sempre entro luglio chiariremo gli indici di controllo per i prossimi 3-5 anni per migliorare l’organizzazione delle società e mettere sotto controllo i costi. 5) Siamo pronti a raccogliere qualsiasi proposta e a dare il nostro contributo per migliorare i ricavi, fermo restando che è di competenza e capacità delle singole componenti. 6) Stiamo lavorando con il governo alla candidatura dell’Italia per l’Europeo 2032 che avvierebbe il processo sulla ristrutturazione degli impianti o realizzazione di nuovi. Se dovessimo riuscirci chi ne trarrebbe beneficio, Gravina o il calcio italiano?".

Gravina si è poi soffermato su Euro2032: "Vorrei un Sistema che andasse alla stessa velocità, e invece rimango perplesso e amareggiato quando penso che mentre noi stiamo lavorando per riportare in Italia una grande competizione internazionale che può essere il volano di una rinascita, continuiamo a manifestare all’esterno un’immagine di litigiosità e scarsa disponibilità al dialogo. Per questo lavoro quotidianamente per tenere lontani dal nostro mondo manovratori esterni, che fanno leva sui soliti noti, quelli che ritengono il calcio cosa loro".

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