Serie A

Classifiche Falsate in Serie A: le stagioni più scandalose, qual'è il club più penalizzato in Italia?

Interessante approfondimento relativo le classifiche più viziate da errori arbitrali o fatti di corruzione nel calcio italiano

Francesco Rossi
17.06.2022 10:32

Collina durante Perugia-Juventus 1999/2000
 

Nella storia del calcio italiano, i campionati di Serie A falsati da clamorose sviste arbitrali o atti di corruzione, sono davvero tanti. Il blog calcistico SteemPostItalia ha stilato un report davvero interessante relativo le classifiche della massima serie italiana più falsate di sempre. Una storia all'insegna della scorrettezza lunga una vita e che inizia a partire dal 1914-15. Vi riportiamo l'interessante articolo pubblicato all'interno del blog calcistico da parte del blogger @frafiomatale:

 

CAMPIONATO 1914-15

CLUB VINCITORE: GENOA

CLUB DANNEGGIATI: LAZIO, INTER, TORINO

Il 23 maggio 1915, il nostro ambasciatore, Duca Giuseppe Avarna di Gualtieri, consegnò formalmente a Vienna la dichiarazione di guerra italiana all’Impero Austro-Ungarico, interrompendo di fatto il campionato di calcio; a quell'epoca il torneo non era ancora strutturato in un girone unico nazionale, ma in due differenti raggruppamenti, riservati rispettivamente all'alta Italia e al centro-sud, le cui vincitrici avrebbero dovuto disputare una finale per l'assegnazione del titolo.

Al momento della sospensione, alla vigilia dell'ultimo turno, il Genoarisultava primo in classifica, con due punti di vantaggio su Inter e Torino; il calendario avrebbe previsto proprio la sfida tra piemontesi e liguri, con i nerazzurri impegnati nel derby con il Milan ancora teoricamente in grado di raggiungere, anche se in ex-aequo, il primo posto.

Intanto la Lazio, unica qualificata per la finale del girone centro-meridionale a seguito dell'annullamento per irregolarità dell'altra semifinale tra Naples e Internazionale Napoli, attendeva l'evolversi della situazione, pronta a giocarsi le sue chanches nella finalissima nazionale contro una tra Genoa, Torino e Inter.

Gli eventi bellici tuttavia, contrariamente al pensiero dell'epoca che auspicava una rapida conclusione del conflitto, si protrassero fino al Novembre del 1918, lasciando incompiute le utlime fasi di quel torneo; Il Genoa fu dichiarato campione d'Italia in seguito ad una decisione piuttosto singolare della FIGC, in quanto, al momento dello stop, in testa al girone del nord, ritenuto "più competitivo" rispetto a quello meridionale, basandosi sui risultati delle finali degli anni precedenti e sul divario tecnico fin allora evidenziato (in barba ad un dei principi fondamentali dello sport).

 

CAMPIONATO 1924-25

CLUB VINCITORE: BOLOGNA

CLUB DANNEGGIATO: GENOA

Prima della doppia finalissima nazionale, dominata dal Bologna nei confronti dei vincitori del torneo centro-meridionale dell'Alba Roma, per decidere la vincitrice del girone del nord ci vollero addirittura cinque finali, macchiate da gravi episodi di antisportività e cronaca.

Se le prime due partite, entrambe vinte 2-1 dalla squadra in trasferta, furono considerate regolari, lo stesso non si potrà dire della successiva serie di spareggi, ognuno viziato da evidenti fatti esterni che inficiarono la regolarità della serie.

Il primo di questi, disputato a Milano, in uno stadio troppo piccolo per contenere la massa di persone accalcata a bordo campo, vide cambiare la propria storia nel secondo tempo, con il Genoa in vantaggio per 2-0: su una conclusione dell'attaccante bolognese Muzzioli il pallone sembrò entrare in rete in maniera piuttosto anomala, forse deviato dalla mano di uno spettatore dietro la porta, o più probabilmente dopo un rimbalzo fuori dal campo; l'arbitrò inizialmente assegnò un calcio d'angolo al Bologna, ma la feroce reazione dei tifosi emiliani, che invasero il campo minacciando pesantemente il direttore di gara, lo convinse, per motivi di ordine pubblico, a convalidare la rete.
La gara terminò in un pareggio, ma il Genoa, ritenendosi danneggiato, si rifiutò di disputare i supplementari.

Entrambe le squadre pretesero l'assegnazione della vittoria, una per la convalida del goal palesemente irregolare e convalidato solo per calmare la folla, l'altra per il ritiro degli avversari, e la federazione decise salomonicamente di disputare un ulteriore match di spareggio, da disputarsi a Torino in uno stadio presidiato dalle forze di polizia.

La partita si concluse sull' 1-1, dopo i tempi supplementari, ma i gravi incidenti si verificarono questa volta alla stazione di Porta Nuova nel momento in cui le due tifoserie vennero a contatto: le cronache dell'epoca parlano di diversi colpi di rivoltella sparati dai sostenitori felsinei nei confronti dei rivali, rei di averli provocati fina dal momento dei primi contatti.

Ne seguì una nuova fase di caos istituzionale, con i dirigenti della federazione intenti a minacciare la società emiliana di squalifica qualora non avesse individuato e consegnato alle autorità i responsabili della sparatoria, e il Bologna pronto ad avversare con tutte le proprie forze il provvedimento, scatenando anche manifestazioni rabbiose di protesta in città.

Per evitare nuovi incidenti si decise pertanto, dopo quasi un mese, di disputare un'ulteriore partita finale, questa volta nei pressi di Milano, a porte chiuse e all'eufemisticamente insolito orario delle 7 di mattina, risolta agevolmente in favore del Bologna.

 

 

CAMPIONATO 1926-27

CLUB VINCITORE: NESSUNO

CLUB DANNEGGIATI: TORINO e BOLOGNA

Con i primi interventi del regime fascista nel mondo dello sport, il campionato di calcio fu riformato a partire proprio dalla stagione in questione, con il superamento della distinzione nord/centro sud, e l'istituzione di due gironi nazionali, che avrebbero qualificato le prime tre al torneo finale di sei squadre.

Al termine di un girone molto equilibrato il Torino prevalse sul Bologna di due punti, ma pochi mesi dopo il successo finale, ai granata venne revocato il titolo, in quanto un proprio consigliere, Guido Nani, fu accusato di aver pagato il calciatore juventino Allemandi (25000 lire) per agevolare la vittoria del Torino nel derby con i bianconeri.

La vicenda non fu mai chiarita del tutto e venne alla luce grazie al giornalista Renato Ferminelli, che annunciò di aver udito un collquio tra i dirigenti granata e il giocatore juventino, nel quale i primi si rifiutavano di versare le restanti 10000 lire pattuite a causa del comportamento di Allemandi, che contrariamente a quanto pattuito si rivelò uno dei migliori in campo nella stracittadina.

Il Torino, dichiaratosi estraneo alla vicenda, sostenne che il reportage fosse una invenzione dello stesso giornalista, col dente avvelenato per l'accredito stagionale negato dal club sabaudo, ma la commissione d'inchiesta della FIGC, presieduta dal presidente, gerarca fascista, nonché podestà della città di Bologna, Leandro Arpinati, stabilì che oltre al derby torinese altre partite dello stesso campionato venenro truccate, decretando pertando la nullità del torneo e la non assegnazione dello scudetto.

 

 

CAMPIONATO 1941-1942

CLUB VINCITORE: ROMA

CLUB DANNEGGIATO: TORINO

In realtà sul campionato in questione esistono diverse teorie: da una parte quella di alcuni esimi storici del calcio e non, come Mario Soldati e Gianni Brera, i quali sostengono che il regime fascista, Benito Mussolini in primis, avessero bisogno, per alimentare la propria propaganda, di una squadra della capitale campione d'Italia, dall'altra i tifosi eccellenti della squadra giallorossa, corroborati da ricerche storiche e almanacchi, i quali confutano, a loro dire, in maniera ineluttabile le teorie del "complotto".

Secondo i malpensanti il regime fascista avrebbe favorito la squadra capitolina, acquartierando a Roma i propri giocatori obbligati al servizio di leva (o concedendo speciali permessi dalle caserme), in modo da renderli praticamente sempre disponibili per il campionato, riservando invece trattamento opposto alle rivali.

La figura di Eraldo Monzeglio, direttore sportivo della Roma di allora, è in particolar modo sotto esame per la sua amicizia di vecchia data con il Duce, oltre che per il fatto di essere stato maestro di tennis di uno dei suoi figli: pare fu proprio lui a consegnare personalmente alle alte cariche fasciste una lista di cinque giocatori (Cappellini, Donati, Benedetti, De Grassi, Acerbi) – da dispensare per il servizio di leva, dispensa che puntualmente fu concessa e che scomodò una lettera di rassicurazioni niente di meno che da parte di Nicolò De Cesare, segretario personale di Mussolini.

 

 

CAMPIONATO 1999-2000

CLUB VINCITORE: LAZIO

CLUB DANNEGGIATO: JUVENTUS

Il 14 Maggio 2000, all'ultima giornata di campionato, Juventus e Lazioarrivano distanziate di due punti in favore dei bianconeri; entrambe le compagini sono attese da sfide contro formazioni già salve, che nulla hanno da chiedere al campionato, ma mentre la Reggina si reca a Roma praticamente in gita scolastica, il Perugia viene sospinto dal proprio presidente Luciano Gaucci a compiere la partita della vita, con la minaccia di un ritiro punitivo di un mese.

La formazione bianconera prova a passare per tutto il primo tempo, ma le barricate degli uomini di casa reggono fino all'intervallo, quando si scatena un vero e proprio nubifragio. L'arbitro Collina, designato a dirigere l'incontro, sospende la partita per l'impraticabilità del campo per ben 71 minuti, ma invece che rinviarla, come tutti si sarebbero aspettati, decide di riprendere a giocare in un campo ben oltre il limite della regolarità.

Dopo pochi minuti il Perugia trova il goal vittoria, che gli ospiti, ormai con i nervi a fior di pelle, non riesconoo a recuperare, regalando lo scudetto alla Lazio.
A fine carriera, tra l'indifferenza generale, Collina dichiarerà candidamente di essere sempre stato un tifoso laziale, squadra che aiutò, con la sua singolare decisione in quel pomeriggio di Perugia, a vincere lo scudetto.

 

CAMPIONATO 2000-2001

CLUB VINCITORE: ROMA

CLUB DANNEGGIATO: JUVENTUS

Il bellissimo testa a testa tra Roma e Juventus, che chiuderanno il campionato distanziate di due soli punti in favore dei giallorossi, viene condizionato dal terremoto passaporti; ad Aprile del 2000 si scopre che il laziale Veron ha giocato fino a quel momento sfruttando lo status da comunitario, esibendo un passaporto falso e forzando in tal modo il limite imposto ad ogni squadra, che prevedeva un massimo di tre calciatori (tra campo e panchina) provenienti al di fuori dei confini europei.

Le indagini si allargano e vengono coinvolti altri club, tra i quali il Milan, l'Inter e la stessa Roma; il rischio di penalizzazioni in classifica per le società ree di aver schierato indebitamente calciatori extra UE è concreto, e per ovviare al più che probabile scombussolamento della stessa in seguito ai deferimenti della Procura Federale, l'AD del Milan Galliani, seguito a ruota dai vari Moratti, Sensi e Cragnotti, inizia una vera e propria pressione mediatica e di convincimento sui consiglieri federali, in modo da equiparare lo status di extra-comunitario a quello di comunitario, tirando in ballo presunte discriminazioni sociali.

La Procura Federale è d'accordo nel rivedere la norma, ma solamente, come buon senso impone, a partire dal prossimo campionato, rimanendo intenzionata a giudicare da subito le condotte illecite delle squadre coinvolte. L’unica via di salvezza per evitare le scontate penalizzazioni rimane solo quella di anticipare la modifica della norma nel campionato in corso, equiparando gli extra comunitari ai giocatori europei, e facendo di fatto decadere le accuse.
La pressione ottiene l'effetto sperato, e contro uno dei principi dello sport, che vuole che mai si cambino le regole in corso, a partire dal 4 Maggio 2001 ogni squadra diventa libera di schierare un numero illimitato di calciatori extra-comunitari.

Caso vuole, che dopo due soli giorni, con tempismo più che sospetto, a Torino sia in calendario per la sestultima giornata lo scontro diretto tra Juventus e Roma, decisivo per lo scudetto; i giallorossi beneficeranno subito della nuova norma, potendo contare sui tre extra-comunitari in campo, più i due in panchina, tra i quali il giapponese Nakata, che entrando nel secondo tempo, con i bianconeri in vantaggio per 2-0, realizzerà il goal del 2-1 e fornirà l'assist a Vincenzo Montella per le rete del definitivo pareggio.

Non ci sono evidentemente controprove che la partita, e il campionato, sarebbero finiti in maniera diversa senza la modifica delle regole in corso, ma indubbiamente la Roma ne potè trarre forti benefici nei confronti dei rivali, in quella e nelle restanti sfide di campionato.

Di seguito un estratto dell'articolo apparso sull'edizione del giornale inglese The Guardian l'8 Maggio 2001:

Su le mani chi pensava che una delle leggi fondamentali dello sport era che non si potevano cambiare le regole nel bel mezzo del gioco? Incredibile ma gli stregoni al comando del calcio italiano lo hanno appena fatto. Grazie ad un ricorso alla Corte Federale da parte di alcuni club (e abbiamo visto quali, nda), ora le squadre di serie A possono schierare quanti non comunitari desiderano. E con effetto immediato. L’Italia, che aveva già le regole più permissive d’Europa al riguardo, ora ha fatto carta straccia di tutto.[…] Ma c’è di più: nonostante il regolamento fosse rimasto invariato per tre anni, i giudici hanno imposto il cambiamento con effetto immediato, senza nemmeno aspettare le cinque settimane che mancano alla fine della stagione.[…] “La tempistica della decisione ci ha lasciato perplessi” ha commentato l’avvocato della Juve Vittorio Chiusano, con il suo caratteristico understatement. “È una follia”afferma Sergio Campana, capo dell’Associazione Calciatori, “e ha alterato il campionato”. […] Gli avvocati [delle società coinvolte nello scandalo dei passaporti] ora si fregano le mani: squadre come Inter e Milan stavano per fare i conti con penalizzazioni fino a sei punti. La Corte Federale ha bloccato i processi delle cinque società coinvolte e nessuno sa quando per quanto tempo. È probabile che si deciderà per l’unificazione dei procedimenti disciplinari una volta terminata la stagione agonistica e, alla luce del nuovo regolamento, le eventuali penalità saranno enormemente minori.

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