Ciclismo

Riccardo Riccò: "Il mondo del ciclismo mi ha mollato. Non riesco a perdonarmi..."

L'ex ciclista Riccardo Riccò ha parlato della sua carriera e della nuova vita come titolare di una gelateria in un'intervista esclusiva a Repubblica

Giuseppe Biscotti
11.06.2022 12:38

Dopo la squalifica a vita per doping, Riccardo Riccò è ormai un gelataio di successo a Vignola con la sua nuova attività Chocoloco, aperta da qualche anno con la moglie Melissa. Intervistato da Maurizio Crosetti su La Repubblica, l'ex ciclista ha ripercorso gli anni bui: "Il vecchio Riccardo non c'è più. Adesso ho meno grinta, mi demoralizzo facilmente, mollo prima, ho meno voglia di faticare. Vorrei un po' di tranquillità economica, la certezza di poter pagare sempre i fornitori. Anche se il rischio mi piace ancora. A volte vengono a trovarmi i tifosi, mi fanno coraggio, mi guardano come si guarda uno che è sbucato da sottoterra. Si vede che qualche emozione gliel'ho data. Adesso non mi vergogno più, sono come nudo. E il male che ho fatto, l'ho fatto soprattutto a me".

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"Ho coperto la ferita col cerotto, però il tormento rimane. Ho ancora i miei periodi giù, rimorsi, rimpianti. Avevo pensato al suicidio, poi mia moglie Melissa mi ha aiutato tanto e adesso ho questo lavoro, non devo fermarmi. Ma io lo so qual è il guaio vero: è che non riesco a perdonarmi"
Quando entrano i tifosi, e si apre quella porta, provo piacere e dolore allo stesso tempo, e poi quando escono sono anche contento. Vorrei avere avuto, a venticinque anni, la testa che ho adesso, di sicuro non avrei sprecato il talento, la passione, i soldi e un po' della mia vita" ha continuato il Cobra di Formigine. 

Poi sul mondo del ciclismo che lo ha abbandonato, Riccò ha risposto così: "In pratica sì. Ma io dico: qualcuno potrebbe pure venire a trovarmi di nascosto, non crede? Sono sicuro che se quello che è successo a me fosse toccato a un mio amico, io poi sarei andato a consolarlo, magari mi sarei pure travestito, un cappello di paglia, gli occhiali da sole, ma ci sarei andato".

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