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Cruciani: “Anti juventinità è un lavoro, dire ‘la Juventus ruba’ paga sempre. Truccava partite? Niente prove”

Intervistato anni fa da Tuttosport, il giornalista dichiarò le seguenti parole sulla Juventus

Francesco Rossi
21.01.2023 15:45

La situazione turbolenta della Juventus dopo la condanna a 15 punti di penalizzazione per la vicenda plusvalenze, tiene banco in tutti i giornali italiani in queste ultime ore. I commenti dei tifosi anti juventini sono sempre più feroci nei confronti dei bianconeri e il giornalista Giuseppe Cruciani, è sempre stato contro agli attacchi esagerati per quanto concerne La Vecchia Signora. Anni fa, il giornalista rilasciò la seguente intervista a Tuttosport, dove parlava del sentimento anti juventino in Italia. Ve ne proponiamo un estratto: 

“L’anti-juventinismo ormai è un mestiere e c’è chi ci campa. D’altra parta la Juventus ha milioni di tifosi e quindi fa comunque audience sia che se ne parli bene, sia che se ne parli male. I bianconeri a volte sono un po’ paranoici, ma d’altra parte anche io dopo il 2006 vedrei nemici dappertutto e poi effettivamente nei media c’è chi si schiera a prescindere contro la Juventus, c’è pure chi si è creato un vero e proprio personaggio in questo senso. Ognuno butta lì le sue congetture, nessuno porta mai mezza prova. Pure per Calciopoli è stato così: la Juventus è stata defraudata di due campionati e stiamo ancora aspettando che ci dicano esattamente quali erano le partite truccate”

Cruciani espresse nell’intervista, la sua opinione su Calciopoli: “Ho seguito con attenzione quella vicenda e ho sviluppato una mia idea: ci fu una vergognosa campagna mediatica, con processi allucinanti, ma ci fu anche una parte della società che si è fatta male da sola. Evidentemente c’era qualcuno che voleva fermare i dirigenti di allora. Non considero Moggi e Giraudo due santarellini: erano personaggi con un discreto pelo sullo stomaco e stavano acquisendo sempre più potere. Ma la conquista del potere non è un reato, il fatto di avere una rete solida che contribuisce al potere stesso non può essere condannato. Venne istruito un processo su una base di congetture e c’è chi prese la palla al balzo, sia fra gli avversari sia in seno alla società. Tra l’altro è un mio lontano parente, laziale pure lui: affermò che la condanna era anche frutto di quel “sentimento”, che poi è il solito da anni: “La Juventus ruba”, uno dei più solidi luoghi comuni su cui si basa parte del pensiero popolare italiano”

Il giornalista ha poi spiegato dell’esistenza dell’anti juventinismo in Italia: “L’anti-juventinismo è un lavoro, un mestiere che paga. Nei media la Juventus fa audience a prescindere: puoi parlarne bene e puoi parlarne male. Così c’è chi si è creato un personaggio. Penso a Travaglio, che sarebbe pure juventino, adesso per posa è contro dopo gli eventi di Calciopoli, perché essere contro Moggi era ed è la “cosa giusta”. Mi stupisce, proprio lui che legge con attenzione le carte dei processi, che non si sia addentrato in quelle di Calciopoli, nelle quali è difficile trovare una prova concreta del fatto che la Juventus avesse truccato una partita”

Al giornalista viene posta la domanda se la Juventus ‘rubasse’ le partite. Ecco la sua risposta: 

Ma questo non lo so, dico che chi lo sostiene dovrebbe portare delle prove. Si parla del “potere della Juventus” che viene identificata con la Fiat e la famiglia Agnelli che, peraltro, non era l’unica famiglia depositaria del potere, ma poi mancano le prove. Certo, avere dietro la Fiat dà potere economico e questo rende forte la squadra, però dov’è il reato? Allora anche il Real Madrid o il Bayern Monaco hanno “potere”... Sento in continuazione dei teoremi sui furti della Juventus, che poi vengono smentiti dai fatti. 

Nell’era Moggi la Juventus non ha mai vinto più di due campionati di fila, in quel periodo hanno vinto anche la Lazio e la Roma, dopo Calciopoli e la radiazione di Moggi e Giraudo hanno vinto solo l’Inter, il Milan e la Juventus che ha appena conquistato il quinto titolo di fila! Quindi? Chi c’è dietro la Spectre? Siamo sempre lì: le prove, altrimenti stare zitti”

 

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