Il tifoso rossoblù Giulio Bagnari, attraverso le pagine di Repubblica, ha lanciato un appello affinché le istituzioni cittadine riconoscano all’indimenticabile attaccante e campione del Bologna Angelo Schiavio, il giusto merito e dopo tanti anni dalla sua morte gli intitolino una strada, via o piazza. Di seguito la lettera integrale apparsa quest’oggi nell’edizione bolognese del quotidiano.

Dobbiamo fare qualcosa noi tifosi, perché venga ricordata la figura di Angelo Schiavio. Le parole della figlia Marcella, che abbiamo lette su Repubblica della scorsa settimana, non devono cadere nel vuoto e conoscendo la nostra tifoseria, la sua sensibilità (basti pensare al percorso della memoria istituito anni fa in Certosa) sono certo che questo non accadrà. Allora comincio io, settantaduenne tifoso rossoblù di Bagnacavallo, iscritto al Club dei Ragazzi del ’64 ed anche al Bologna Senior Club. Dunque, io il Bologna cominciai a seguirlo bambino negli anni ’50 e se ho questi colori nel sangue lo devo a mio padre, che impazziva per lo squadrone degli anni ’30, quello che “ tremare il mondo fa” e che aveva in Schiavio e in Biavati, in Sansone e in Fedullo, in Gianni e in Monzeglio, in Reguzzoni e in Andreolo, in Arpad Weisz e in Hermann Felsner i suoi indimenticabili protagonisti. Che a Bologna non ci sia una strada che ricordi Schiavio, il nostro Anzlein è pazzesco, perché al di là dei 4 scudetti 4 che solo a dirlo mi si accappona la pelle, al di là delle tante coppe internazionali (siamo i primi in Italia ad aver vinto all’estero. quindi prima di Inter, Milan e Juve, sissignori) conquistate in quegli anni, Schiavio decise il nostro primo mondiale, con un gol rocambolesco, da infortunato che in altre epoche sarebbe stato sostituito.

Invece allora non si poteva così Pozzo lo mise all’ala, non sapendo cos’altro chiedergli e lui trovò il gol che ci permise di battere la Cecoslovacchia. Come ricordava proprio Marcella, alla quale anni fa, nel corso del pellegrinaggio che in tanti facemmo su a San Luca per Sinisa Mihajlovic, desiderai dare una carezza che la gentile signora probabilmente neanche ricorda più. Ma che io non posso assolutamente dimenticare. Perché quel gesto aveva per me qualcosa di simbolico. Eravamo a fine anni ’50 e con mio padre venimmo a Bologna, perché lui si voleva comprare un impermeabile, e naturalmente voleva acquistarlo al negozio Schiavi Stoppani. Non solo, prima d’entrare, lì in via Clavature, guardammo a lungo dentro, perché volevamo che ci servisse proprio il signor Angelo. E così fu. Mio padre acquistò un impermeabile Sealup, che ancora ricordo, e il signor Angelo mi diede una carezza che tanti anni dopo ho voluto restituire alla figlia. Ma ora su, diamoci da fare. Caro Bologna e caro sindaco Lepore, diamo a Schiavio quel che è di Schiavio.

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