Massimo Zampini dalle pagine di Tuttosport attacca duramente l'Inter ad un passo dallo scudetto. Ma è il 20 esimo o il 19 esimo? Ecco le parole del giornalista.

La seconda stella dell'Inter

La reazione sbigottita dei tifosi dell'Inter di fronte alle rare ma inevitabili obiezioni sul tema “seconda stella” ha un’origine ben precisa, che tende a rendermi solidale con il loro sgomento: il modo sciatto e superficiale, fazioso e parziale, con cui è stata raccontata Calciopoli dai nostri mezzi di informazione. Se ti è stato spiegato che il tuo vestito è lo smoking bianco, che davvero eri vittima di angherie da parte di quei malfattori di Juve e Milan e che le telefonate dei tuoi dirigenti erano fatte solo per difendervi dal male, perché dovresti porti delle domande? Siamo o non siamo, d’altronde, nel paese in cui si alimentano anni di polemiche per il numero di scudetti scritto all’interno di uno stadio privato ma nessuno dice una parola se sull’albo d’oro ufficiale resiste a diciotto anni di distanza un grottesco scudetto a tavolino?

Non è ovviamente questo del 2024 il titolo di cui si dibatte: i nerazzurri, al di là delle polemiche sul presidente sparito, i conti complicati e qualche episodio arbitrale, sono stati più forti dall’inizio alla fine e, come da nostra tradizione, ai nostri occhi ogni successo altrui sul campo è legittimo e meritato. Sta a noi lavorare per migliorare e ridurre, possibilmente annullare, il gap, tornando a lottare per il titolo dopo troppi anni di digiuno. Si potrebbe al più sorridere del fatto che le stagioni della Juve terminate con scudetti(ni), Coppa Italia e finale di Champions fossero oggetto di svilimento mentre questo campionato interista con il cammino nelle coppe finito già agli ottavi venga celebrato come una cavalcata inarrestabile di una splendida armata, ma questo fa parte del modo in cui viene raccontato il calcio da queste parti e ci interessa il giusto.

L’Inter sta realmente per vincere il suo ventesimo scudetto, come da albo d’oro ufficiale? L'attacco di Zampini

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi 

Ecco le dure parole del giornalista all'Inter di Simone Inzaghi 

Passiamo al merito, quindi. L’Inter sta realmente per vincere il suo ventesimo scudetto, come da albo d’oro ufficiale? La risposta di qualunque sportivo e di qualunque giornalista, quantomeno fuori dai circuiti ufficiali, è ovviamente negativa: i nerazzurri hanno vinto 18 scudetti sul campo e sono a un passo dal festeggiare il diciannovesimo. “Ma ci sono le sentenze”, farfuglia qualcuno. “Noi chiamavamo solo per difenderci”, aggiungono altri e io, lo ripeto, sono solidale con loro, perché gliel’hanno raccontata così.

Ma poi c’è la verità storica, che non è confutabile: come noto, il titolo del 2006, relativo a un campionato non oggetto di indagini, viene assegnato a tavolino alla terza classificata, staccatissima dalle prime, per decisione di un ex dirigente dell'Inter, Guido Rossi.

La più celebre, quella col designatore Bergamo relativa allo score dell’arbitro Bertini nelle partite dell’Inter (il famoso 4-4-4, 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte) con la manifestata esigenza di smuovere la casella delle vittorie - “quella giusta, quella giusta! Diglielo che è determinante domani” - è per esempio relativa a una semifinale di Coppa Italia contro il potentissimo Cagliari, quando le due padrone del calcio italiano sono già state eliminate. E poi la curiosa domanda ancora a Bergamo: “hai messo in forma Trefoloni?” prima di Inter-Roma; i suggerimenti a Mazzei sui guardalinee da indicare per Inter-Juventus: “sceglili bene eh (…)” e poi sull’arbitro di quell’incontro: “lì non devono fare i sorteggi…”; e così via, basta andare sul sito di Ju29ro per ritrovare l’intero interessante archivio.

Non basta. Al tempo, pur essendo espressamente e inderogabilmente vietato intrattenere rapporti con arbitri in attività, uno di loro, Nucini, si confida abitualmente con la società nerazzurra ed esistono intercettazioni di colloqui dirigenziali con altri direttori di gara. Ci sarebbero mille altre storie, compresa quella relazione del procuratore Palazzi che, solo con un filo di ritardo, arriva perfino a denunciare l’illecito sportivo da parte dell’Inter. Le accuse di spionaggio su designatori e arbitri. Quel guardalinee che va a denunciare una indebita pressione ricevuta e si sente rispondere che “l’Inter non interessa”. Potremmo non finire più, ma lo spazio non è illimitato.

Rimarrebbe l’ultimo appiglio: “ci sono le sentenze”, ma non si sa bene a quali sentenze ci si riferisca. Non vi è alcuna pronuncia che stabilisca la legittimità di quella decisione alla luce di quanto emerso successivamente. Ogni giudice, dopo il 2006, si è dichiarato incompetente mentre, se proprio vogliamo legarci alle pronunce giurisdizionali, una sentenza del Tribunale di Milano, nell’archiviare una querela di Gianfelice Facchetti contro Moggi, ha certificato l’attività di lobbying arbitrale dei dirigenti nerazzurri.
 
E sia chiaro: da garantisti della prima ora, evitiamo accuratamente di speculare su quei 4 scudetti consecutivi conquistati nel calcio rovesciato dal 2006, sulla base di fatti conosciuti in modo parziale perché occultati da chi aveva il dovere di analizzarli e indagare. Ci si limita al minimo indispensabile, ad ascoltare annoiati chi in privato mostra idee chiarissime ma in pubblico fa finta di nulla, a consultare increduli l’albo d’oro mai aggiornato. A sorridere, piaccia o non piaccia, di quel tavolino surreale già appena assegnato ma nel 2024 davvero troppo grottesco per rimanere seri sentendo parlare di seconda stella.

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