Come fatto da Adriano Galliani, anche il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato in Senato in merito alle innovazione da apportare nel calcio durante le audizioni della commissione Cultura e sport. Accusato dai club minori della Serie A di essersi alleato alle big nel voler portare ad un riforma del campionato, ha espresso la sua difesa.

La richiesta al Governo

Gravina si é rivolto al Governo in carica rappresentato dalla Meloni, per chiedere che alche il calcio alla pari di altri settori dell'economia italiana possa godere di un maggiore sviluppo e di introiti migliorati:

Al Governo chiediamo pari dignità ricevuta da altri settori, mi riferisco alla tax credit. Tutti parlano di sport e cultura, dunque se lo sport è cultura rivendichiamo pari dignità a chi opera in quel settore. Lo facciamo attraverso un riconoscimento anche al mondo del calcio con destinazione allo sviluppo dei vivai e delle infrastrutture della tax credit. Chiediamo una percentuale di prelievo sulle scommesse, l’esaurimento graduale del vincolo sportivo e un sostegno concreto per la realizzazione degli stadi per EURO 2032.

C’è solo un modo per costruire il futuro, facendolo insieme. Tax credit e tutela del diritto d’autore per noi sono fondamentali. L’abolizione del vincolo dal 1° luglio 2024 farà sì che ci saranno 6.300 giovani di serie dai 14 ai 16 anni che verranno svincolati. E’ un disastro. E su questo ho già chiesto al ministro Abodi di intervenire nel correttivo

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La difesa di Gravina

Gravina in quanto presidente della FIGC ci ha tenuto a difendersi dalle accuse che gli erano state rivolte dall'ala conservatrice dei club di Serie A, sulla volontà di portare ad una modifica forzata della struttura del campionato per accontentare le big:

Il sottoscritto e il consiglio federale hanno lasciato piena autodeterminazione alla Serie A di scegliere il format che ritenesse più opportuno. Sento parlare di autonomia, che è legittima. Credo sia la motrice del calcio italiano, il problema è cosa si intende per autonomia e l’impatto che ha sulle altre componenti del sistema. 

La Lega Serie A è libera di autodeterminarsi in ambito commerciale e in ambito di format. Cosa gli manca? Vuole il modello Premier? Magari, lì ci sono venti azionisti, ma le quote sono 21 e la ventunesima è della federazione che ha diritto di veto quasi su tutto. La Lega merita assoluto rispetto, ora aspettiamo le loro proposte

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