La sfida tra Lazio e Milan è finita sotto i riflettori non solo per l'azione sul campo, ma anche per la controversa direzione arbitrale di Marco Di Bello. L'arbitro brindisino sarà costretto a uno stop di un mese, la seconda sospensione in questa stagione, a seguito delle decisioni criticate durante la partita. E' quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport che ci informa di come la mossa sia stata orchestrata dai vertici dell'AIA e dal designatore Gianluca Rocchi, evidenziando una stretta presa di posizione nei confronti delle controversie arbitrali.

Analisi della direzione arbitrale

Marco Di Bello
Marco Di Bello

La partita è stata caratterizzata da un'ampia gamma di decisioni contestate, con la principale criticità riguardante il rosso assegnato a Guendouzi per un presunto fallo di reazione su Pulisic. Rocchi avrebbe espresso il suo dissenso su questa scelta, affermando che anche il VAR avrebbe potuto e dovuto intervenire per correggere l'errore. La contestazione si è estesa anche alla gestione del contatto Maignan-Castellanos, ritenuto non degno di un calcio di rigore per i biancocelesti. La partita è stata ulteriormente incendiata dalle scelte, o mancate scelte, che hanno portato alla successiva espulsione di Pellegrini dopo un'azione con Castellanos a terra.

Motivi dello stop

La decisione di fermare Di Bello per un mese è stata giustificata dalla critica generalizzata alla sua direzione arbitrale in quella che è stata definita una partita innervosita. Rocchi non ha gradito diverse scelte, indicando in particolare l'errore nell'espulsione di Guendouzi come punto centrale di disaccordo. Il mese di stop mira a far riflettere l'arbitro brindisino sulle sue decisioni e ad assicurare un maggiore livello di coerenza nelle sue future direzioni.

Questa non è la prima volta che Di Bello viene fermato in questa stagione. Già dopo la seconda giornata di Serie A, l'arbitro aveva subito una sospensione di trentasei giorni a seguito della sua decisione di non concedere un rigore per un intervento su Ndoye durante Juventus-Bologna. Il precedente stop, che si protrasse dal 27 agosto al 2 ottobre, sembra però non aver sortito l'effetto sperato sulla coerenza delle sue decisioni.

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