Il 10 febbraio 2004 con la legge numero 94 il governo italiano ha istituito la Giornata del Ricordo, per commemorare tutte le vittime delle Foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Un vero e proprio tentativo di pulizia etnica attuato dai partigiani comunisti jugoslavi nei confronti della popolazione italiana dell'Istria e della Dalmazia a cavallo tra il 1943 e il 1947 in risposta alle violenze perpetrate nella zona dai fascisti italiani, dai nazisti e dagli Ustascia croati, che é costato un numero superiore a 10.000 vittime in termini di vite umane senza distinzione di sesso, età e religione.

Come esempio che incarna il difficile rapporto esistente tra italiani e slavi al confine tra l'Italia e i territori appartenuti all'ex Jugoslavia nel periodo in questione, viene in mente la storia affascinante e controversa di una squadra di Trieste: il Ponziana. E' tutt'ora esistente e milita nel campionato regionale di Eccellenza del Friuli, a metà classifica in questa stagione. Una vicenda che per alcuni aspetti di stampo politico, si può accomunare a quella che ha portato Israele ad entrare nella UEFA

Un nome, due squadre e due identità: dalla fondazione al dopoguerra

Trieste per la sua vicinanza ai Balcani e per aver fatto parte del territorio sotto la giurisdizione dell'impero austro-ungarico fino al termine della prima guerra mondiale, ha rappresentato un esempio di fusione e coabitazione non sempre pacifica tra la popolazione giuliana e italiana e quella slava. Dopo il definitivo passaggio all'Italia grazie al trattato di Rapallo del 1920, con l'avvento del fascismo c'è stato il tentativo di italianizzare completamente la città cambiando nomi dei negozi, cognomi e addirittura la toponomastica eliminando ogni accenno a parole di origine slava.

In questo processo di epurazione dello slavismo viene coinvolto anche il Ponziana, che era stato fondato nel 1912 per competere contro la più celebre e rinomata squadra della città: la Triestina. I biancocelesti con sede nel quartiere di San Giacomo a maggioranza slava, per questa ragione nel 1928 sono costretti a sciogliersi dal regime fascista dopo essersi opposti ad una fusione con l'Edera Football Club.

La situazione per la seconda squadra di Trieste diventa ancora più complicata al termine del secondo conflitto mondiale. Il trattato di Parigi stipulato nel 1946 tra l'Italia, gli anglo-americani e i russi porta la città ad essere considerata territorio libero e ad essere divisa in due distinte zone di influenza: quella A che comprende il centro storico sotto l'influenza di americani e inglesi, quella B che interessa la periferia viene concessa agli jugoslavi in quanto alleati dei russi e nel loro raggio d'azione rientra ovviamente anche il quartiere di San Giacomo, a maggioranza slava.

Proprio in virtù della composizione etnica del rione, da Belgrado arriva al Ponziana la richiesta di iscriversi al campionato nazionale jugoslavo. Quest'ultima viene accettata generando una scissione all'interno della società, che si divide in due realtà distinte: da una parte il Ponziana Calcio che decide di rimanere a disputare i campionati italiani, potendo però ambire solo all'iscrizione in Serie C e dall'altra parte l'Amatori Ponziana che decide di iscriversi alla Prva Liga, la massima divisione jugoslava.

Le foibe e l'esodo giuliano-dalmata

Nel 1940 l'Italia entra in guerra affianco della Germania nazista e come tutta la popolazione, anche i triestini soffrono le privazioni che porta il conflitto. Alle difficili condizioni si aggiunge il già citato tentativo di pulizia etnica messo in atto dai partigiani guidati da Tito, a partire dall'8 luglio 1943 dopo l'armistizio firmato da Badoglio. Oltre agli italiani della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell'Istria stupreranno e uccideranno donne, uomini, vecchi e bambini di qualsiasi etnia presente nei territori della Jugoslavia. A questi faranno compagnia oppositori politici interni e nemici esterni quali fascisti e nazisti catturati.

Tra i metodi di uccisione preferiti dai partigiani titini c'è quello del lancio nelle Foibe. Sono cavità naturali molto profonde, tipiche della Venezia Giulia dove i prigionieri venivano fatti cadere usando un metodo che in fatto di crudeltà, non ha nulla da invidiare ai famigerati lager nazisti. Le persone venivano costrette a stare in fila uno dietro l'altra tramite l'utilizzo di fil di ferro legato ai polsi e chi era davanti trascinava con se chi aveva dietro: una volta arrivati sull'orlo della Foiba, veniva sparato un colpo in testa alla prima persona della fila in modo che nella caduta portasse con se le altre che erano ancora vive. Chi era sopravvissuto al volo nel vuoto per decine di metri, moriva per le gravi ferite e fratture riportate al contatto con le pareti di roccia dopo ore e giorni di agonia, senza alcuna possibilità di uscirne vivo.

L'altro aspetto terribile delle persecuzioni attuate dai partigiani jugoslavi ai danni degli italiani residenti nella Venezia Giulia, in Dalmazia e in Istria, riguarda il cosiddetto esodo giuliano-dalmata. Migliaia di famiglie si ritrovarono a dover scegliere se scappare tentando la fuga in Italia o se rimanere in quei territori rischiando di perdere la vita. Molte famiglie si divisero a metà, tra chi decise di fuggire e chi invece optò per arruolarsi nelle milizie titine e combattere contro altri italiani fascisti e contro i tedeschi. 

Vicende che sono state messe in risalto nei film Rosso Istria e La Rosa dell'Istria andato in onda pochi giorni fa sulla Rai, liberamente ispirato al romanzo Chi ha paura dell'uomo nero? scritto da Graziella Fiorentin. Tra gli italiani che pagarono un tributo altissimo oltre a Norma Cossetto che fu uccisa dopo essere stata violentata, ci fu anche il Maresciallo dei Vigili del fuoco Arnaldo Harzarich che scoprì per primo l'esistenza delle Foibe nel 1943. Per due anni insieme ai colleghi tirò fuori dalle Foibe un quarto dei corpi delle persone, che erano state uccise dalla prima ondata di epurazioni. Gli venne messa una taglia di 50.000 lire sulla testa, fu condannato a morte, privato della divisa e del lavoro e fu costretto a fuggire a Merano dove morì nel 1973 da esule e perseguitato.

   

Le stagioni nel campionato jugoslavo

Tra le dodici squadre che al via della stagione 1946/1947 compongono il campionato jugoslavo, c'é anche l'esordiente Amatori Ponziana. Come ogni debuttante che si rispetti fa fatica togliendosi ben poche soddisfazioni e termina l'annata all'undicesimo posto che significa retrocessione, ma viene salvata dal governo di Tito e aiutata finanziariamente ad iscriversi all'edizione successiva in quanto rappresentante della parte slava di Trieste.

L'anno successivo il risultato finale é lo stesso, con una salvezza stentata favorita dagli aiuti economici e dalla riduzione del campionato a 10 squadre, di cui ne fanno le spese i montenegrini del Buducnost. Nella stagione 1947/1948 arriva di fatto l'unica salvezza ottenuta sul campo, che vede i triestini cambiare rotta nel girone di ritorno dopo una prima parte di campionato con molte difficoltà ottenendo quattro vittorie consecutive di prestigio contro Lokomotiv Zagabria, Sarajevo, Subotica e addirittura Stella Rossa in casa. La classifica finale parla di un settimo posto.

L'annata 1948/1949 é l'ultima in cui i triestini affrontano avversari balcanici, complice anche l'uscita della Jugoslavia dall'alleanza dei paesi comunisti del Comintern che gli permette di avere relazioni con i paesi fuori dal blocco sovietico. Sul campo arriva una nuova retrocessione a causa dell'ultimo posto in classifica frutto di tre vittorie, dodici sconfitte e quattro pareggi che fanno totalizzare la miseria di 10 punti. 

Anche in questa occasione si salva dalla discesa nella categoria inferiore ma non c'entra l'intervento del governo centrale di Belgrado, a cui non interessa più molto della società non dovendo più rispondere agli ordini di Mosca: l'Amatori Ponziana torna ad essere un'unica squadra fondendosi col Ponziana Calcio e ritorna a giocare in Italia. Nel 1954 grazie al memorandum di Londra che stabilisce i nuovi confini tra Italia e Jugoslavia, Trieste smette di essere una città divisa in due perché viene riunificata e gli uomini alle dipendenze di Tito smobilitano le proprie truppe senza particolari problemi tornando in patria.

Squadra Ponziana
Ponziana 1974-1975 (fonte Wikipedia)

L'impresa contro la Triestina nel derby

Il ritorno alla disputa dei campionati italiani dopo la rifondazione in un'unica squadra, non é stato affatto facile per il Ponziana. Oltre all'ostilità manifestata da Il Piccolo, il principale quotidiano di Trieste che aveva scelto apertamente di non dare risalto alle vicende dell'Amatori Ponziana sulle proprie pagine, c'era anche quella da parte dei cittadini triestini che consideravano i giocatori con un passato nel campionato jugoslavo dei traditori per aver accettato di guadagnare di più in un paese ostile.

Col passare degli anni le sensazioni di rabbia e risentimento si attenuano fino ad arrivare all'episodio del 1 dicembre 1974, che riappacifica il Ponziana con la città. Allo stadio Valmaura davanti a 20.000 spettatori, va in scena il derby tra i biancocelesti e i più quotati cugini della Triestina valido per il campionato di Serie D 1974/1975. A deciderlo a favore dei primi é un gol realizzato da Miorandi.

Il Ponziana oggi 

Il raggiungimento della quarta serie nazionale italiana é stato il punto più alto mai toccato, nella storia della seconda squadra di Trieste per importanza. Fanno seguito anni di delusioni e retrocessioni, fino ad arrivare al fallimento nel 2015. Nell'estate del 2016 vene rifondata col nome attuale di Chiarbola Ponziana e si iscrive al campionato di Prima Categoria Friuli, che vince nella stagione 2017/2018 facendo il salto in Promozione.

Passano altri due anni di ambientamento nella categoria, prima di vedere una nuova scalata. Nel 2019/2020 arriva la promozione con la vittoria del girone B e l'approdo in Eccellenza, la quinta serie della piramide calcistica italiana in cui si trova ancora oggi. Le ultime tre stagioni compresa quella attualmente in corso, l'hanno vista ottenere delle comode salvezze senza troppi problemi.

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