Se ne parla ormai da anni ma la pirateria non conosce ostacoli. In Italia tantissimi consumatori hanno preferito disdire l’abbonamento alle pay tv e sottoscrivere il famoso pezzotto illegale che offre la possibilità di usufruire della visione dei canali di Sky, DAZN e Netflix ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 euro mensili. Il sistema clandestino di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche utilizza server esteri e si allaccia agli abbonamenti regolari che fanno da prestanome. 

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Tutti i numeri del pezzotto

Secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, i fruitori degli abbonamenti illegali sono oltre 5 milioni in Italia. In attesa di capire chi trasmetterà la Serie A nel biennio 2024-2027, il settore calcio deve fare i conti con perdite che sfiorano i 350/400 milioni di euro annui. Soldi che sono sottratti ai conti delle società, in difficoltà economiche da mesi.

La qualità del pezzotto è migliore delle pay tv? 

Le cause che spingono gli italiani a sottoscrivere abbonamenti illegali non sono solo di natura economica. Anzi, come riferisce il quotidiano nazionale emerge anche un altro quadro: “La qualità e la velocità del servizio spesso sono migliori di quelle offerte, ad esempio, da Sky e Dazn. La ragione è semplice. I canali ufficiali devono proteggere il loro segnale, con un conseguente rallentamento della trasmissione. Lo stesso, o quantomeno la stessa sofisticatezza di sistemi, non si applica ai canali pirata, che quindi arrivano prima a destinazione. A ciò si aggiunge che le pay-tv sono utilizzate ogni fine settimana da milioni di persone. Lo stesso vale per il pezzotto, che però è offerto da centinaia di abbonamenti pirata. Significa che il traffico si distribuisce, la banda non si sovraccarica e il video si vede fluido”.

Perdite monstre per Sky e DAZN

La pirateria minaccia il calcio. Cosa rischiano gli utenti?

Coloro che sottoscrivono abbonamenti illegali sono perseguibili dalla giustizia per violazione della legge sul diritto d’autore del 1941 – art. 171 octies l.633/1941, che sanziona, “chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale“. Tale reato è stato reintrodotto nel codice penale italiano, tramite un intervento legislativo, nel 2003. I trasgressori rischiano tantissimo: multe dai 2.500 a 25 mila euro e pene dai 6 mesi ai 3 anni di carcere. 

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