Nel simpatico - insomma .... - e diuturno ribollire del tifo bolognese, la novità successiva alla finale scudetto appena terminata, è la "rivolta" del pubblico bianconero verso il club. Non generata, peraltro, dalla sconfitta nella corsa al titolo, disputata peraltro sul filo di lana fino al termine, ma dagli sviluppi successivi. 

Alcuni elementi sono indiscutibilmente reali e comunque mal gestiti sul piano della comunicazione. Il roster bianconero non è stato completato in inverno. Alcuni giocatori se ne sono andati. Ha parlato solo il coach, non il club. 

Sul punto della comunicazione io mi sarei mosso in modo diverso. La società ha correttamente veicolato all'esterno un aspetto più che fondamentale verso il futuro, ovvero l'aumento di capitale sottoscritto da un colosso come CRIF fino al 40% delle azioni di Virtus Pallacanestro Spa. 

Questo basterebbe, al di là degli Alibegovic, dei Moretti o dei Pincopalla, a tranquillizzare la torcida: magari non per la stagione incombente, ma per quelle successive. Il punto è che nessuno è andato davanti alle telecamere a dire di quanto cala il budget sulla squadra (30%, dicono i sussurri dei portici) e perché. Forse bastava pubblicare, se c'é, il comma del regolamento finanziario di Eurolega che ti impone questo.  L'Olimpia, sul sito amico, ha messo costi, ricavi, deficit, interventi di Armani come sponsor, budget tecnico. C'è tutto.  Qui si preferisce andare un po' a sensazione. 

Poi la costruzione della squadra dipende da un combinato disposto tra il budget, il diesse e il tecnico. Milano ha più soldi? Non è una novità, ce la si deve giocare sul piano delle competenze.  

Paradossalmente, uno dei punti più da prendere in esame sarebbe "l'opzione Gran Canaria", ovvero domandarsi se questa corsa all'oro - ipotetica - rappresentata da Eurolega abbia senso fino in fondo. Teniamo conto che Olimpia e Virtus tra dicembre e gennaio saranno fisicamente prosciugate dalla ripetuta e aumentata "doppia" infrasettimanale, senza corrispondenti ritorni - a differenza della Champions - in termini di diritti Tv. Quando ci arriveremo, e i giocatori si potranno infortunare, allora sacramenteremo. Forse è il caso di saperlo in anticipo. Zigare dopo è inutile. E un po' patetico.

La cosa che personalmente più mi disturba è però l'ingratitudine verso Massimo Zanetti. Come dice Cazzola, che ha lavorato nella stessa posizione nei due scranni (unico esempio italiano, a mia memoria) il basket è mecenatismo puro, non producendo alcun ritorno, se non quelli indiretti e non misurabili relativi alla notorietà di un marchio aziendale. Il calcio costa di più e rende molto, ma molto di più, quindi ogni paragone è infattibile perché la convenienza del calcio è dimostrata dal sempiterno tourbillon attorno alle squadre. Che non cessa mai: adesso sono tutti ingolositi dalla capacità di spesa degli arabi, per dire. Islam nel basket, non pervenuto. Strano, vero?

A Zanetti - con cui non parlo, al di là dei saluti quando ci si incrocia, da diversi anni - dobbiamo solo chiedere che ci lasci in buone mani. Cosa che sta facendo, peraltro. Ai suoi detrattori di guardare oltre Porta Saragozza, oltre il Mare Adriatico, da San Luca verso l'alto, non verso il basso. 

Personalmente non ero preoccupato di Tessitori e non lo sarò di Flaccadori. Ho incoraggiato Marcheselli e mi ha entusiasmato Belinelli. E solo Mr. Coffee mi ha regalato, dopo Danilovic, un altro vincente che finisce in ic. Per la storia della V nera è sufficiente. La gestione migliorerà, come è giusto, anzi doveroso, che capiti anche in altri ambiti dello sport bolognese. 

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