Tra le innumerevoli avventure legate al mondo sportivo, Katia Serra, cronista Rai, può vantare un'esperienza che, sicuramente, non rimarrà unica nella storia del calcio: è stata per la prima donna al Mondo a commentare la finale di uno dei tornei più prestigiosi del globo, quello che ha visto gli azzurri di Roberto Mancini trionfare agli Europei del 2020. 

Nelle vesti di ex calciatrice, con una carriera che l'ha vista vincere uno scudetto, tre Coppe Italia, una Supercoppa italiana e una Italy Women’s Cup, con entusiasmo e grinta, sin da bambina, ha sempre cercato di concretizzare i propri desideri, non poche volte, dovendo “combattere” contro il pregiudizio e l'apparenza di un universo ancora troppo ancorato ad un passato pesante, pressante e di stampo maschilista.

Con un'intervista esclusiva ai microfoni de “Il Pallone Gonfiato”, ha analizzato alcuni aspetti e determinate realtà del campionato di massima serie italiano.

Intervista esclusiva a Katia Serra

Quanto é mutato e in cosa è cambiato il campionato di massima serie negli ultimi anni? Quali i pro e i contro?

«In estrema sintesi, l’introduzione del Var ha oggettivato tante situazioni ma non spento le polemiche, sono aumentati i gol su palla inattiva, i 5 cambi offrono più possibilità di giocare a tutti, in questa stagione si gioca più un calcio attivo e propositivo. Di contro sono aumentati gli infortuni, non esistono più bandiere, non arrivavano big stranieri per via delle difficoltà economiche, e le troppe polemiche che gravitano attorno, stanno stancando anche i tifosi più fedeli».

Il Napoli sta vivendo una stagione gloriosa, qual è il plus valore della compagine di Spalletti?

«Avere in rosa il miglior reparto d’attacco del campionato. Sono in tanti, con caratteristiche diverse e complementari, ciascuno pronto a mettersi al servizio della squadra. La coesione, l'entusiasmo e l'umiltà fanno la differenza».

Diverse italiane hanno raggiunto i quarti di Champions League, chi per la prima volta, chi dopo oltre un decennio, ma cosa manca ancora alle squadre dello stivale per affermarsi ulteriormente in Europa?

«Con un sorteggio fortunato, magari, qualcuna tra queste ci riuscirà già in questa stagione. Vedo il Napoli la più pronta proprio per il suo modo di giocare. C'è innovazione, freschezza e continuità nella squadra campana, rientra tra le favorite».

Quanto influiscono i procuratori sull’atteggiamento e l’approccio dei giocatori? Sarebbe giusto provare a “depotenziare” gli agenti, rispetto alle facoltà di cui si vogliono avvalere, spesso, in accezione negativa? 

«Complicato rispondere, perché sono legami individuali che ciascuno costruisce a propria misura. Più il calciatore è istruito, più ha la lucidità di gestirsi con tutti. Le nuove introduzioni della Fifa mi auguro possano aiutare a contenere i problemi esistenti».

Qual è stata la squadra da cui ti aspettavi qualcosa in più in serie A e qual è stata la rivelazione?

«Ai vertici l’Inter, in fondo alla classifica la Sampdoria. Come rivelazione cito la Lazio».

La Salernitana con l’arrivo di Paulo Sousa sta cambiando pelle: più coesa, più grintosa e con una mentalità vincente. In cosa è stato determinante il portoghese e cosa non ha funzionato più con Nicola? 

«La mia impressione è che il feeling con Nicola si fosse già rotto dopo il primo esonero. Ho saputo che Sousa usa la tecnologia in maniera maniacale, forse fornisce al gruppo più sicurezze. Certamente il recupero di Mazzocchi è un valore in più per l'intero organico».

Il Bologna dopo un inizio complicato, mutando parzialmente le gerarchie all’interno della squadra, è ad un passo dall’Europa. Quali le tue considerazioni?

«Il compianto Sinisa si affidava ai senatori chiedendogli di essere da traino per i giovani dando centralità alle doti agonistiche. Thiago Motta, invece, si basa sulla qualità del gioco, con dinamismo e intelligenza tattica, centrali per il suo progetto tecnico».

Quanto è stato complesso decollare nell’ambito giornalistico e quanta discriminazione, legata al versante femminile, è ancora necessario smaltire?

«Molto complicato. Sia perché sono serviti molto anni, e i corsi formativi di Coverciano per far capire che sono un'ex calciatrice con un’importante carriera alle spalle, sia perché ancora oggi c’è chi confonde il mio ruolo di opinionista e commentatrice tecnica con quello di giornalista.
La discriminazione è un tema a carattere sociale che diminuirà più velocemente se ci saranno sempre più donne pronte a mettersi in gioco negli ambiti tipicamente maschili».

 

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