C’è stata sempre la Juve nel destino del Bologna thiagomottista di questa stagione. L’andata fu la madre di tutte gli atteggiamenti vittimisti e complottisti in cui la piazza petroniana è maestra (e ci auguriamo che il miglior lascito dell’esperienza del tecnico brasiliano, dovesse andar via, sia una maggiore sfrontatezza, una consapevolezza della propria forza: questo dovrebbe restare attaccato alla pelle, e purtroppo vi sono forti dubbi che ciò accada). Al Var Fourneau, in campo Di Bello, nessuno si accorge che Iling jr. travolge Ndoye. Nessuno tranne migliaia di tifosi rossoblù che trarranno da quel fischio mancato la solita sentenza, ovvero che i “poteri forti” non vogliono il Bologna e prediligono la squadra della FIAT - che non c’è più - (l’azienda: la squadra sopravvive, in qualche modo). Il convincimento è talmente radicato che si è certi del fatto che la direzione di gara precedente alla partita di ritorno faccia strage dei bolognesi in diffida (ben 6, squalificati 0).

Il sentimento popolare a Bologna

Ma ora il sentimento popolare è un altro: in fondo, tutte le “mode” dei social durano circa 24 ore. Quindi è tornato prepotentemente alla ribalta il mood che vuole Thiago Motta, prossimo probabile – ma non certo – juventino, come il grande antipatico: in fondo, pensano in parecchi, è colui che arriva terzo grazie a una smisurata dose di fondoschiena (come se Napoleone, Moshe Dayan o Sir Alex Ferguson abbiano fondato le loro vittorie sulla sfiga. Difficile). Riemerge anche una modifica del cognome del nostro capo dell’area tecnica, non più Giovanni Sartori – staccato -, ma “#iomifidodiSartori” (tutto attaccato, chiaro), cioè che, in sostanza, il dirigente lodigiano non solo scelga i giocatori, ma vada ad allenare lui. Pochi si ricordano che Oreste Cinquini consegnò a Mazzone – un grande allenatore, secondo me - un nazionale svedese, Teddy Lucic: mai visto il campo, al Sor Magara stava sulle scatole. Sartori e Motta sono forzatamente complementari anche se non si parlano. E come Thiago è stato esonerato da Preziosi, così Sartori a Chievo retrocesse pure (ci mancherebbe anche che non possa capitare un anno storto: essere esenti da errori non è possibile).

Thiago Motta
Thiago Motta (ph. Image Sport)

La stampa di “corte” 

Diverse questioni fondamentali sono sul tappeto: come e quanto l’ambiente Juventus possa digerire un “Pirlo” che però non ha mai vestito il bianconero; che tipo di squadra riesce a fare Giuntoli e quando; quanta resistenza riescano a opporre Fenucci, Sartori e Di Vaio agli “scippi” dei giocatori fondamentali; chi scegliere per dare continuità alle innovazioni mottiane e tenere i rossoblù stabilmente nelle posizioni elevate.

Quanto ai primi punti, in ottica bianconera l’unica garanzia può darla Conte (due anni, poi non lo reggi più). Magari il calcio “totale” e tanto casteldeboliano - di Thiago affascina la Mole, il Valentino, il Museo Egizio e gli eredi Savoia, ma se la stampa “di corte” (per non passare da maleducato: i colleghi che bazzicano la Juve) scrive che Bremer vale 70 milioni e Calafiori 25, ecco, come dire, chi parte da questi presupposti non mi pare si possa accontentare di un quarto posto. Per quello bastano e avanzano le ultime “allegrate”, le camicie fuori dalle braghe, la caccia microfonica a Rocchi, e la Guerra e Pace con Vaciago (detto che la squadra, più o meno, vale quella posizione lì). Oh, inoltre, non pensiate che i sorrisoni di Motta siano poi sempre tali: tante capacità motivazionali, tanto senso del gruppo, tanta creatività ma anche un carattere poco accomodante; prendete – forse – uno che vuole comandare. Solo perché sia chiaro. Affinità con Maifredi? Meno di zero. Se Tacconi si ribellasse oggi, giocherebbe il secondo. Poi, la scelta dei rinforzi. Ma a Torino veramente si ritiene che se Thiago fatica a dialogare con Sartori e Di Vaio non ponga le medesime condizioni sul mercato al board bianconero? Credete che i 3 milioni e mezzo lo ammutoliscano? Per me, se è così, siete degli illusi. Un consiglio: chiariteli bene, questi aspetti. E se a inizio agosto le trattative stagnano perché nemmeno la Juventus ha il portafoglio a fisarmonica, tenete bene a mente gli sfoghi mottiani di Utrecht ed Alkmaar. Non pensiate presuntuosamente a cose che capitano “solo al piccolo e povero Bologna”.

Riccardo Calafiori
Riccardo Calafiori (ph. Image Sport)

Italiano unico credibile per il dopo Motta

Sul versante petroniano non è assolutamente digeribile l’idea che la Juventus faccia piazza pulita di tutte le star. Per me si possono scordare la possibilità che resti solo Ferguson (in quanto infortunato). La piazza non accetterebbe il “saccheggio” incondizionato, perché ciò sarebbe il timbro sul ritorno a una non ambizione. Zirkzee e Calafiori assieme non vanno via. Semplicemente, non può succedere. Quanto al futuro tecnico, se non sarà Motta ritengo che alla fine l’unico candidato credibile possa essere Italiano, già gradito al club in epoca pre-Mihajlovic. Sarri è anziano e poco incline alla gestione di doppi o tripli impegni. E chi non ha mai fatto le coppe non può essere preso in considerazione.

Sono a pronto a scommettere che la matassa richieda tempo per essere dipanata. E una grande pazienza. Il Bologna sarà anche lì per caso, come pensano tanti juventini, ma la Juventus è dietro non per caso. Ne ha sbagliate troppe, di mosse. Occhio, il sacchetto dei possibili errori, compresa la sopravvalutazione di sé stessi, non si è svuotato.

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