Gianmarco Tamberi
Atletica

(VIDEO) Atletica, Tamberi motiva l'Italia ai Mondiali 2022: "Possiamo fare la differenza"

Le parole di Gimbo ai compagni di Nazionale e le dichiarazioni sul rapporto con il padre: "Mai avuto un bel rapporto, ha sempre prevalso il rapporto allenatore/atleta"

Filippo Rocchini
15.07.2022 10:34

Gianmarco Tamberi ha motivato la Nazionale italiana prima dell'inizio dei Mondiali di atletica a Eugene. Gimbo, capitano della squadra azzurra, ha parlato davanti ai 59 compagni di squadra con un vero e proprio discorso motivazionale: ecco le sue parole.

"Ci siamo, lavoriamo tutti da mesi per essere qua. Pensate a quanti sacrifici avete fatto, tutte le volte che potevate dire di no a un allenamento per fare una cena o altro. Siete qua per fare il meglio e valete questa presenza: siete i numeri 1 in Italia. Oggi l'Italia non è più un Paese qualunque, abbiamo portato a casa cinque ori alle Olimpiadi e gli altri ci temono perché possiamo fare la differenza. Dimenticatevi le gare che sono andate male, possiamo fare la differenza perché siete in grado di farlo".
Nell'incipit del suo discorso, Tamberi si è scusato davanti a tutti con Marco Fassinotti per il diverbio che c'è stato tra i due agli Assoluti di Rieti: "Chiedo scusa. Siamo una squadra vera, abbiamo fatto la differenza sostenendoci a vicenda. L'unione è fondamentale". I due azzurri scenderanno in pista già oggi perché alle 19.05 italiane sono in programma le qualificazioni del salto in alto maschile.

Il video:

 

Nell'intervista a “Sette”, l'atleta italiano ha poi parlato del rapporto con il padre, che ha “licenziato” qualche giorno fa dal ruolo di suo allenatore, salvo poi fare marcia indietro dopo l’intervento della Federazione, che ha ricomposto almeno momentaneamente la frattura. Ecco le sue parole:

“Avere il proprio padre come allenatore ha i suoi pro e i suoi contro: sai che ti puoi fidare delle scelte della persona che ti segue perché hai alle spalle anni e anni di rapporti personali, per contro sono incastri delicati. Noi peraltro non abbiamo mai avuto un bel rapporto padre/figlio; mentre abbiamo costruito un rapporto allenatore/atleta che ha funzionato. Negli anni è sempre stato il secondo a prevalere rispetto al primo”.

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