Assist Storie di Basket

Brutto segno se il basket non pubblica i numeri

Questa, non le precedenti, la stagione più difficile, per la serie A e per tutto il movimento

Luca Corsolini
07.01.2022 21:23

Premessa, non ruffiana ma doverosa: non è facile pilotare il basket, o un altro sport, in questi mesi, non è possibile stabilire una rotta perché le emergenze la correggono in continuazione, non si può nemmeno restare in porto in attesa che passi la tempesta perché questo sarebbe come rinunciare a una parte dell'identità collettiva. Non ci chiamiamo movimento per caso: per geni e per scelta non possiamo stare fermi. Invece ci tocca una giornata come oggi: niente Armani in coppa, poco male visto che tutta l'Eurolega è ferma ( però adesso a Milano mancano già tre partite per mettersi in pari ); due partite rinviate in campionato con tanti saluti a chi si vorrebbe aggrappare alla rigidità del calendario come al migliore dei vaccini; da ultima, la telefonata di Draghi a Gravina, insomma del governo al calcio, si parla a una parte per far arrivare il messaggio a tutti, che dice: che ne pensate di chiudere gli stadi o di fermare il campionato ? Questa è la situazione. Però.

L'ascolto di Armani-Segafredo

Però resta un mistero perché a due giorni dalla partita, anzi dalla sfida copertina del campionato, la Lega non abbia pubblicato sul suo sito un dato, quello dell'ascolto della diretta Rai, che tutti conoscono nella sua crudita':256 mila spettatori, 2% di share. Anche quando li sveli, i numeri non dicono tutto. Per le statistiche, diciamo pure per gli occhi, Teodosic ad esempio ha giocato una gran partita; per la mente, il tecnico che ha preso, togliendosi dalla partita, oltre tutto dimostrando una pericolosa recidività, è una macchia troppo grande per essere cancellata. Per dire che quell'ascolto ha anche tante spiegazioni. Il peccato originale, persino involontario, è stato l'ennesimo dispetto del Covid, è stato quello di infilarsi in una strada senza via di uscita: palla a due alle 16 in un giorno infrasettimanale, senza tutta la promozione prevista fin dall'estate ( anche se di primo non se ne sono poi visti molti )Altre scuse potevano essere elencate: 1 la partita era in onda anche su Discovery 2 la gente del basket non ha un buon rapporto con la Rai, lo dimostra il fatto che tanti hanno urlato gol quando la diretta è proseguita col supplementare 3 oggi c'è un'offerta tv superiore a ogni domanda, normale che questo porti anche a una certa saturazione, ovvero alla rinuncia del consumo in attesa comunque di avere notizie da forum, chat e quant'altro. Si potevano dire tante cose, il silenzio aggiunge una interpretazione: il basket italiano è aggrappato alla televisione perché non si è aggiornato, ha metriche vecchie, non registra forme di consumo del prodotto basket che non siano quelle televisive perché è fermo ai 10 miliardi a stagione del contratto con la Rai al tempo di De Michelis. Col risultato che intanto nella barca si aprono tante falle. Se con la capienza ridotta la Fortitudo fa stare a casa gli sponsor per accogliere i tifosi questo significa che tante sponsorizzazioni oggi devono essere lette alla voce ricavi come parte della campagna abbonamenti. Non ci sono più somme da festeggiare, si lavora coi vasi comunicanti. Già si era capito, ma una certificazione così netta della crescita zero fa comunque impressione. Eppure.

La crescita degli appassionati

Eppure era solo il 15 novembre, pochi giorni fa, quando Stage Up distribuiva i dati di uno studio: i tifosi di basket sono in aumento e sono oltre 6 milioni. Anche qui, numeri da interpretare. Possiamo dire che siamo antipatici all'Auditel tanto oggi va di modo vedere un complotto dove fa comodo, e possiamo anche impegnare Stage Up a minore generosità e maggiore realismo per il prossimo censimento. La realtà è che davvero oggi il basket è mediaticamente in salute: meno spazio sui quotidiani, è vero, compensato da pagine e pagine sui siti e sui social; ogni Lega ha la sua piattaforma tv; l'Nba, e teniamone conto, ha un suo canale, e ormai Steph Curry è più familiare di Arnold o Fonzie ai loro tempi. Abbiamo una newsletter generalista quotidiana, e una pure generalista bisettimanale. Poi ci sono i siti e i social delle squadre e dei singoli personaggi: manca un coordinamento e questo è un problema tanto più serio quanto meno lo si vuol riconoscere. La Lega dovrebbe obbligare le società a far parlare i tesserati come espressione del club e di un movimento. Nascondere al dialogo i protagonisti diretti e'follia, puro autolesionismo al tempo dei social. Non succede perché , come detto, le metriche di chi è al comando sono vecchie. I soldi devono venire dalla tv, ma non si sa come e non si spiega perché. Vogliamo parlare del ritorno d'immagine garantito da maglie riempite di marchi ? Oppure, qualche dirigente sa della Pallacanestro Bugliano esplosa su Facebook ? Qualcuno conosce La giornata tipo ? La squadra di Raffaele Ferraro vanta questi numeri:399.340 follower su Facebook, 247 mila follower su Instagram con oltre 3 mila post prodotti. L'altro giorno ha raccontato la storia di Davide Cassioli, atleta Paralimpico, non vedente. Lui è il primo a scherzare sulla sua condizione, lo conosco personalmente, dunque possiamo anche non considerarlo alla lettera uno spettatore. Però ha scritto alla Giornata Tipo per ringraziare del racconto della partita di Milano e dei racconti delle partite: dice che riesce a vedere tutto benissimo, ed è un fior di complimento. Ecco, i tempi cambiano: al basket italiano servirebbe avere gente con la visione, mix di intelligenza, passione e sensibilità, di Davide Cassioli, non chi ha paura di doversi confrontare con i dati Auditel.

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