Etna, colata lavica in fase di raffreddamento nella Valle del Leone
L’Etna mostra una colata lavica in fase di raffreddamento nella Valle del Leone, con attività limitata a quote elevate.

L’Etna segnala una colata lavica in fase di raffreddamento nella Valle del Leone, con attività limitata a quote elevate. L’Ingv Osservatorio etneo di Catania ha reso noto che il flusso, poco alimentato, si trova a circa 2.700 metri di quota. La porzione più distale del campo lavico, insieme ai fronti che hanno raggiunto l’area immediatamente a monte di Rocca Capra, non mostra più segni di attività. Il quadro delineato dal monitoraggio mostra una situazione differenziata lungo il campo lavico: mentre la parte più alta continua a essere interessata da una debole alimentazione, i fronti più avanzati risultano ormai inattivi e in fase di raffreddamento.
Monitoraggio dell’attività vulcanica
L’Osservatorio etneo ha registrato un degassamento dai crateri sommitali e un tremore vulcanico su valori medi. Il parametro ha mostrato ampie oscillazioni, con picchi che in alcuni momenti sono scesi su valori bassi. Le sorgenti del tremore sono state localizzate nell’area del cratere Voragine e in un settore situato a nord e a nord-est dello stesso cratere. Le sorgenti si trovano in un intervallo di profondità mediamente compreso tra 2.500 e 2.900 metri sopra il livello del mare. Questi dati completano il quadro fornito dal monitoraggio, insieme all’evoluzione della colata nella Valle del Leone.
La colata è ancora attiva a circa 2.700 metri di quota, ma risulta scarsamente alimentata. La ridotta alimentazione indica che il flusso lavico continua a manifestarsi senza mantenere la stessa intensità nelle sue porzioni più lontane dal punto di emissione. La parte distale del campo, infatti, appare ormai in raffreddamento, mentre l’attività residua resta concentrata nei settori superiori. Il quadro viene seguito costantemente dall’Osservatorio etneo, che monitora l’evoluzione dell’attività vulcanica e i principali parametri registrati sull’Etna.

Segni di debolezza e raffreddamento
Il flusso continua quindi soltanto nei settori più elevati della Valle del Leone, senza che il comunicato segnali un’ulteriore avanzata delle parti terminali. I fronti più avanzati non sono più attivi, e la porzione più distale del campo lavico appare ormai in fase di raffreddamento. Questo significa che le parti della colata che avevano raggiunto le quote inferiori rispetto alla zona di emissione non stanno ricevendo un’alimentazione sufficiente a mantenerle in movimento.
La distinzione tra la parte ancora attiva e quella ormai inattiva rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del monitoraggio. Il degassamento dai crateri sommitali dell’Etna continua, ma non segnala ulteriori fenomeni eruttivi. L’attenzione resta concentrata sia sul campo lavico della Valle del Leone sia sull’andamento dei parametri interni del sistema vulcanico, tra cui il tremore vulcanico. Il tremore vulcanico si è attestato su valori medi, con ampie oscillazioni che hanno alternato fasi differenti pur mantenendosi complessivamente all’interno di un livello medio. Le oscillazioni registrate costituiscono uno degli indicatori utilizzati dall’Ingv per valutare l’attività interna del vulcano. Il tremore è collegato ai movimenti dei fluidi e dei gas all’interno dell’apparato, e la sua localizzazione permette di individuare le aree maggiormente interessate dai processi in corso.
