L’atletica si autoannienta: il caos di Birmingham e la fine della marcia
L’atletica si autoannienta: il caos di Birmingham e la fine della marcia

La marcia, una disciplina che una volta era semplice da comprendere e apprezzare, oggi si trova immersa in un caos di regole, distanze e formati che la distruggono. A Birmingham, durante i Campionati Europei 2026, l’atletica ha raggiunto un punto di svolta: quattro gare simultanee, sovrapposizioni di atleti, rifornimenti congestionati e una comprensione del pubblico ridotta a un’esperienza di decodifica. La marcia, una disciplina con una storia e una cultura propria, è diventata un “fritto misto” di gare e regole che non si addicono più a nulla.
La marcia, un’identità persa
La marcia aveva una propria identità, una storia che si estendeva per decenni, con riferimenti cronometrici, scuole nazionali e confronti tra generazioni. La 50 km, in particolare, era una prova estrema, una gara che richiedeva preparazione specifica e resistenza fisica e mentale. Tuttavia, senza una spiegazione razionale, World Athletics ha deciso di cancellarla. Prima è arrivata la 35 km, presentata come una soluzione moderna, ma è stata cancellata poco dopo. Dal 2026, la marcia internazionale ha adottato i 21,0975 km e i 42,195 km: mezza maratona e maratona di marcia. La nomenclatura, però, ha creato confusione, mescolando due identità diverse.
La 50 km era una gara estrema, ma è stata cancellata senza spiegazione razionale. La 35 km, introdotta come soluzione moderna, è stata cancellata poco dopo. La marcia, con le sue distanze storiche, è stata ridotta a una versione di maratona, senza conservare la sua identità. Questo cambiamento ha reso necessario un chiarimento linguistico che prima non serviva.
Un caos di gare e regole
Le quattro gare di marcia, maschili e femminili, sono state concentrate nello stesso momento e sullo stesso circuito di appena 1 km. Il risultato televisivo è stato devastante: atleti che disputano gare diverse si mescolano continuamente, uomini e donne di distanze diverse percorrono gli stessi tratti, ma appartengono a quattro classifiche differenti. I doppiaggi diventano incessanti, e un sorpasso può essere un attacco decisivo per una medaglia oppure semplicemente il superamento di un atleta che sta disputando un’altra gara.
La sovrapposizione delle gare ha reso impossibile seguire la competizione senza supporto tecnico. Lo spettatore non può affidarsi a ciò che vede: deve continuamente consultare grafica, cronometro, numero di giri, colore del pettorale e distanza. Le traiettorie si incrociano, i gruppi si sovrappongono, uomini e donne di gare diverse possono trovarsi nello stesso spazio proprio nel momento in cui l’azione diventa meno lineare. Un atleta può quindi essere disturbato non da un avversario diretto, ma da qualcuno che sta disputando un’altra competizione. È difficile immaginare una dimostrazione più evidente di quanto sia stata sacrificata la logica sportiva in nome della compressione del programma. A tutto questo si aggiunge l’impossibilità della doppietta, un’impresa sportiva potenzialmente memorabile resa materialmente impossibile da una scelta di calendario.
Chi governa oggi l’atletica continua a parlare di innovazione, visibilità e modernizzazione, ma i risultati mostrano altro: queste nuove formule non solo non attraggono nuovo pubblico, ma finiscono per stomacare anche chi ha sempre seguito tutte le gare di Europei, Mondiali e Olimpiadi. La marcia è diventata il laboratorio nel quale l’atletica internazionale ha sperimentato una delle sue tendenze peggiori: modificare continuamente ciò che già funzionava nella convinzione che qualunque cambiamento equivalga a modernizzazione. Birmingham rappresenta l’apice di questa deriva perché concentra nello stesso campionato tutti i difetti accumulati negli ultimi anni: cancellazione delle tradizioni, nomenclature artificiali, gare sovrapposte, privilegi da ranking, sistemi di qualificazione differenti, difficoltà crescenti per il pubblico nel capire ciò che sta accadendo. Ma, lo ribadiamo, nessuna disciplina è stata maltrattata quanto la marcia.
