Mancini parla del ciclismo: “È simile al calcio, nata dopo un infortunio”
Gianluca Mancini racconta la sua passione per il ciclismo, nata dopo un infortunio e simile al calcio.
Una passione nata dopo un infortunio
Gianluca Mancini ha rivelato la sua passione per il ciclismo, nata dopo un infortunio che lo ha portato a riflettere su diversi aspetti dello sport. «Una volta montato sulla bicicletta è entrata questa passione bella», ha detto il difensore della Roma, ospite di *A Ruota Libera*, format di Eurosport con Riccardo Magrini. L’esperienza lo ha portato a comprendere meglio la fatica e la determinazione necessarie per affrontare le salite e i dislivelli, ma anche a apprezzare il piacere di condividere un’esperienza diversa. «Ho capito la fatica, ma allo stesso tempo ho scoperto il piacere fermarsi al bar, prendere il caffè, la crostatina, ripartire, salire sopra le salite, arrivare, vedere il paesaggio», ha raccontato.
La similitudine tra calcio e ciclismo
Mancini ha sottolineato come il ciclismo e il calcio condividano alcuni aspetti mentali. «In entrambi a livello mentale serve grande forza», ha spiegato. Durante le salite in bicicletta, come in una partita giocata ai massimi livelli, si deve affrontare una resistenza interna. «Secondo me nella testa di un corridore su una salita, tante volte c’è una voce che gli dice: ‘Molla, molla, fermati’. E invece i ciclisti vanno avanti e vanno sopra a quella cosa, a quella mentalità che anche nel calcio, magari durante un allenamento, durante una partita, può subentrare quando dici: ‘Non ce la faccio’. Invece, devi andarci sopra», ha sottolineato.
Idoli e preferiti nel mondo del ciclismo
Tra i ciclisti che ha seguito e apprezzato, Mancini ha menzionato nomi come Filippo Ganna, Lorenzo Finn e Del Toro. «Filippo Ganna è un atleta che mi piace anche vederlo, come dici tu in telecronaca “la gamba è bella”», ha detto. «Adesso sto vedendo Lorenzo Finn, però un altro corridore che mi piacerebbe conoscere è Del Toro. Mi piace vederlo sulla bici. A volte si assenta, ma poi dal nulla si ripresenta forte alla fine», ha aggiunto. Tra i preferiti, però, c’è anche Tadej Pogacar, definito «il top del top». «Quando lo vedi fare quelle cose ti viene la pelle d’oca», ha commentato. Un amore per la Milan-Sanremo
Mancini ha espresso un forte affetto per la Milan-Sanremo, una corsa che lo ha affascinato fin da ragazzo. «La Milano-Sanremo è stata la corsa di cui mi sono veramente innamorato», ha detto. Ricorda con nostalgia le corse amatoriali che seguiva da bambino, quando un vicino di casa faceva gare e lui accompagnava i corridori con la macchina. «Avevo un vicino di casa che lo faceva le gare e quindi si partiva col mio babbo, si partiva con la macchina, si portava lui e poi si stava dietro a queste salite e io mi ricordo che davo le borracce ai corridori che passavano. Vedevo anche tanta gente che si metteva attaccata al finestrino e si faceva trasportare perché erano fatiche grosse anche per loro. Sono ricordi che mi porto dentro», ha ricordato.
Un’esperienza che ha cambiato la sua visione
L’esperienza con il ciclismo ha cambiato la prospettiva di Mancini, non solo sullo sport, ma anche sulla vita. «Ho capito la fatica, ma allo stesso tempo ho scoperto il piacere fermarsi al bar, prendere il caffè, la crostatina, ripartire, salire sopra le salite, arrivare, vedere il paesaggio», ha ripetuto. L’esperienza lo ha portato a comprendere meglio la forza mentale necessaria per affrontare le sfide, sia in campo che nella vita quotidiana. «È un bel gruppo, ognuno ha la sua parte», ha concluso, riferendosi al gruppo di corridori che ha visto e seguito durante le sue uscite.
