Novio di Ana Buza assolto dopo sette anni dalla morte della ragazza
Novio di Ana Buza assolto dopo sette anni: il giudizio non ha trovato prove di intenzionalità nell’incidente.
Sette anni dopo la morte di Ana Buza, il suo ex fidanzato è stato assolto per l’incidente che causò la sua morte. Il giudizio, svoltosi a Seville, ha concluso che non è stato provato che il ragazzo avesse intenzionalmente atropellato la giovane. La decisione è arrivata dopo un processo che ha visto due versioni completamente diverse sulle circostanze dell’incidente.
Due versioni contrastanti
La famiglia di Ana Buza ha sempre sostenuto che la ragazza fosse uscita volontariamente dal veicolo e che il suo ex fidanzato l’avesse poi intenzionalmente atropellata, in un contesto di relazione tóxica e violenza di genere. I genitori, presenti come parte civile, hanno chiesto una condanna di 20 anni per omicidio. Dall’altra parte, il ragazzo ha fornito diverse versioni del fatto, a volte contraddittorie, durante il processo.
Analisi e conclusioni del giudizio
Il giudice ha proclamato verbalmente l’assoluzione del ragazzo dopo il veredicto del giudizio popolare. Il giudizio ha stabilito che non è stato provato che l’incidente fosse stato causato da un atto intenzionale. Inoltre, sebbene sia stato riconosciuto che il veicolo circolava a 117 km/h in un tratto limitato a 80 km/h, il giudice ha concluso che non è stato dimostrato che questa velocità avesse determinato direttamente la morte di Ana. Il giudizio ha anche stabilito che la porta posteriore del veicolo si era aperta per cause non determinate, e che Ana era uscita despedita, subendo lesioni gravi che hanno causato la sua morte. La portavoce del giudizio ha precisato che non è stato chiaro se la ragazza fosse uscita volontariamente o meno. La decisione ha messo fine a un caso che ha diviso due interpretazioni sulle circostanze dell’incidente.
La posizione della famiglia e della procura
La famiglia di Ana Buza ha sempre sostenuto una versione diversa, sostenendo che il ragazzo avesse intenzionalmente atropellato la ragazza. La procura ha modificato la sua posizione durante il processo, richiedendo infine l’assoluzione, considerando che gli analisi del team di ricostruzione degli incidenti della Guardia Civil non supportavano l’ipotesi dell’omicidio. La procura ha sottolineato che la velocità del veicolo non era sufficiente a causare la morte, e che le prove non erano compatibili con la versione della famiglia. Il processo ha cercato di chiarire le circostanze dell’incidente, ma non ha trovato prove sufficienti per condannare il ragazzo. La decisione ha concluso un caso che ha segnato sette anni di dibattito e di tensioni tra le due parti coinvolte. La decisione ha messo fine a un caso che ha diviso due interpretazioni sulle circostanze dell’incidente.
- La famiglia sosteneva che il ragazzo avesse intenzionalmente atropellato la ragazza.
- Il ragazzo ha fornito diverse versioni del fatto, a volte contraddittorie.
- Il giudizio ha concluso che non è stato provato un atto intenzionale.
