Malagò e i 27 giorni decisivi per il calcio italiano

Malagò affronta 27 giorni cruciali per il calcio italiano, con elezioni fissate al 14 dicembre.

Malagò, commissario del Coni, ha iniziato i suoi 27 giorni di mandato con un piano che va dalla politica agli stadi, cercando di rilanciare il calcio italiano in un contesto di tensioni interne e di sfide esterne. Le elezioni sono state fissate al 14 dicembre, una scelta volta a dare un segnale di serietà e a dissuadere altri pretendenti. Il mandato in palio è breve, circa 1 anno e 8 mesi, con la vera partita per il futuro legata al quadriennio successivo ai Giochi di Los Angeles. Il ministro ha sottolineato che il calcio ha dimostrato negli anni che non sempre la legge è uguale per tutti.

Un mandato breve, un futuro lungo

Malagò, pur avendo un mandato limitato, dovrà concentrarsi su temi di lungo periodo, come la riforma del calcio in Senato e la gestione dell’Euro 2032. Il programma elettorale non è molto diverso da quello di quattro mesi fa, visto che ha passato gli ultimi 100 giorni a schivare colpi senza approfondire i problemi del pallone. Il sostegno delle componenti tecniche è presente, ma l’Assoallenatori non sembra più compatta. Il commissario dovrà recuperare l’unità della Serie A, che lo ha candidato a maggio con 19 firme su 20, tutte tranne la Lazio di Lotito.

Il rapporto totalmente sfaldato con Abodi rappresenta un altro nodo da risolvere. Malagò, che è stato commissario in attesa del ritorno, ha scelto di non attendere fino al 31 gennaio per convocare le elezioni, ma ha fissato la data utile, garantendo i 40 giorni canonici prima del voto. La scelta di Malagò come uomo di transizione è figlia di due questioni: la prima è che lui stava per ribaltare la giunta con la forza dei voti, la seconda risiede in pareri legali che contestavano sia il commissariamento sia la questione del tesseramento.

Un’agenda densa e un’opinione pubblica in movimento

L’agenda di Malagò include la convocazione di una riunione informale coi consiglieri decaduti per tracciare una rotta condivisa. Il ritorno di Bianchedi, capo delegazione della Nazionale, potrebbe essere un rischio, visto che alcuni club non la volevano. Il ministro ha sottolineato che il calcio non può pensare di farcela da solo, soprattutto perché molte delle sue richieste, come la tax credit o il prelievo sul betting, conducono a Chigi.

La voce del popolo parla di ennesima storia all’italiana, con il presidente della Feder tennis Binaghi che ha espresso un giudizio negativo sulla situazione del Coni. La scelta di Malagò, pur se non priva di critiche, rappresenta un tentativo di rilancio in un contesto di sfiducia e di tensioni interne. Le elezioni fissate al 14 dicembre segneranno un nuovo inizio per il calcio italiano. Malagò ieri era a Berlino per il Top Executive Programme dell’Uefa, mentre Brunelli si trovava a Roma. Il rapporto con Brunelli, segretario generale, è in bilico, visto che per la vicenda del tesseramento mancante rischia di pagare il prezzo più alto, pur avendo adottato una prassi consolidata all’interno del calcio. Il commissario dovrà chiudere l’iter di Euro 2032 con la scelta dei 5 stadi.

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