Simone Conte e Raffaele Pelligra: un legame nato da bambini, un argento europeo e nuovi obiettivi

Simone Conte e Raffaele Pelligra raccontano il loro legame e i nuovi obiettivi dopo l’argento europeo.

Simone Conte e Raffaele Pelligra, due tuffatori azzurri con un legame che risale all’infanzia, parlano del loro percorso insieme, dell’argento conquistato agli Europei e dei nuovi obiettivi che si pongono ora. Il duo, che si allenava già da bambini, ha vissuto un momento di grande soddisfazione con la medaglia d’argento, ma non si ferma lì: guardano a nuove sfide e a nuovi traguardi. La loro collaborazione, nata in modo naturale e cresciuta nel tempo, rappresenta un punto di forza per la squadra italiana.

Un legame nato da bambini

Simone Conte ha raccontato come il rapporto con Raffaele Pelligra sia iniziato molto tempo fa: “Mi tuffo con Pelligra da quando ero bambino. L’affiatamento cresciuto col passare del tempo: non è iniziato da subito, però è iniziato quando avevamo 14-15 anni, e diciamo che ci hanno scelto perché visto che ci alleniamo con la stessa squadra è più semplice organizzarci con gli allenamenti, e in realtà ci siamo trovati da subito bene, infatti abbiamo fatto già molte gare insieme a livello giovanile, anche a livello assoluto e ci siamo trovati sempre bene, quindi adesso continuiamo noi due”. Il loro rapporto, nato in modo spontaneo, si è consolidato nel tempo, diventando un elemento chiave per la loro performance in gara.

La loro collaborazione ha dato frutti concreti, come la prima vittoria di peso ai Mondiali Giovanili nel 2024. “Non è stata proprio la prima esperienza, però è stata la prima grande vittoria che abbiamo fatto insieme, soprattutto ci ha legato moltissimo e mi ricordo che dopo l’ultimo tuffo siamo andati dai nostri allenatori e dai nostri amici, abbiamo aspettato fino all’ultimo, finché non uscivano tutti i risultati sul tabellone, perché io ancora non ci stavo credendo, e poi quando sono usciti i risultati possiamo dire che siamo scoppiati”.

La pressione e la concentrazione

La pressione di un tuffo di coppia, spiega Conte, è diversa rispetto a quella di un tuffo singolo: “Quando ci tuffiamo insieme, dal mio punto di vista è meglio perché penso un po’ meno al tuffo e le cose vanno meglio. La cosa più bella è competere insieme, festeggiare insieme e, invece, se le cose non vanno bene, ci si sostiene a vicenda e ci si sprona per la volta successiva”. In gara, però, non tutti si concentrano nello stesso modo: “In realtà in gara solamente io non guardo gli schermi, e Raffaele invece sta là, li guarda, quindi io finita la gara non sapevo di preciso in che posizione stavamo. Ho guardato lo schermo, ho visto secondi e ho detto ‘Vabbè dai, magari ci sta qualche coppia che ci può superare’, e invece alla fine siamo sempre rimasti là e siamo arrivati a fine gara che siamo rimasti là e quindi abbiamo esultato insieme e abbiamo capito che eravamo arrivati secondi”.

La loro routine tra un tuffo e l’altro è fatta di momenti di distrazione, musica e concentrazione. “Se le gare sono lunghe mi distraggo al telefono, altrimenti se si tratta di una finale importante non guardo lo schermo, mi metto in un angolo, ascolto un po’ di musica e mi scollego dal mondo”. Questo approccio aiuta a mantenere la calma e a trasformare la paura in adrenalina, soprattutto quando si affronta un nuovo tuffo: “La maggior parte delle volte dai 10 metri la paura c’è ma devi trasformarla in adrenalina per fare ancora meglio”.

Con l’argento europeo alle spalle, Simone Conte e Raffaele Pelligra guardano al futuro con ottimismo: “L’argento europeo è già alle spalle: guardiamo a nuovi obiettivi”. Il loro legame, nato da bambini e cresciuto nel tempo, rappresenta un elemento chiave per la squadra italiana, e continuerà a essere un punto di forza nel loro percorso.

Copyright © ilpallonegonfiato.it di proprietà di Magellano Tech S.r.l. - Via dei Due Macelli 60, 00187 Roma - ufficio@magellanotech.it
Privacy | Cookie Policy | Chi siamo | Redazione